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    <title>personale &amp;mdash; Luca Schenato</title>
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    <pubDate>Mon, 18 May 2026 08:30:38 +0000</pubDate>
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      <title>Cosa è casa</title>
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      <description>&lt;![CDATA[&#xA;&#xA;Io e mia moglie abbiamo fatto l’emigrazione più semplice che ci sia. Abbiamo fatto uno spostamento di tre ore di auto, in un posto dove si parla la nostra lingua madre, dove non abbiamo avuto grandi difficoltà burocratiche (essendo cittadini UE) e in una condizione di relativa sicurezza economica. Un’emigrazione di privilegio, una passeggiata di salute rispetto a tante altre persone che lasciano la loro casa e vanno verso l’ignoto o quasi.&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Ciononostante, anche la nostra è stata emigrazione e anche noi quando siamo arrivati qui siamo stati spaesati per diverso tempo. La lingua sarà anche la stessa e la distanza non sarà così grande, ma il Canton Ticino non è decisamente Italia, te ne accorgi subito. Anche se non sei dall’altra parte del mondo, non hai più il tuo tessuto sociale, che era una cosa naturale e che davi per scontata nel posto dove eri prima. Intendo anche cose che possono sembrare secondarie ma sono tremendamente utili, come un elettricista di fiducia. Poi a un certo punto ti nasce un figlio e ricomincia lo spaesamento. Non hai vicino la famiglia a supportarti e sopportarti e dovete quindi fare affidamento solo su voi due. Il figlio pian piano veloce veloce cresce e il tessuto sociale si è ormai formato. Sei a casa ora?&#xA;&#xA;Mi sono spesso chiesto, come tutti gli immigrati, cosa voglia dire casa per me. I miei genitori si riferiscono a me, mia moglie e mio figlio come gli svizzeri (“la settimana prossima arrivano gli svizzeri”), un appellativo che potrebbe far storcere il naso a più di una persona qui in Ticino e in Svizzera, una di quelle persone che pensa che se non sei patrizio), sei foresto. Il concetto di casa è uno dei più complicati e soggettivi che ci sia, ognuno pensa alla sua casa, o quella che pensa sia la sua casa, in modo diverso. Ci sono anche persone che dichiarano di non avere una casa, anche se abitano nello stesso posto da quando sono nate. È un concetto soggettivo, intimo, delicato.&#xA;&#xA;Mio figlio è nato qui, sta crescendo qui, sta andando a scuola qui e probabilmente farà il servizio militare obbligatorio qui. Questa è casa sua, non ci sono dubbi. Io e mia moglie siamo arrivati da fuori, ci siamo acclimatati e amalgamati, abbiamo allegramente abbracciato le usanze locali e il nostro italiano si è anche modificato con i vocaboli locali (non dico più cartella, per me è mappetta). Io sono nato e cresciuto nella pianura più piatta, nel regno della nebbia; quando siamo arrivati qui, i primi tempi mi sembrava di essere in vacanza perché la mattina aprivo le finestre e vedevo le montagne così vicine! Poi è arrivata la sensazione di claustrofobia. Queste montagne sono così vicine eh! Dov’è l’orizzonte?  Non vedo più il sole che tramonta! Poi, per fortuna, è arrivata la sensazione di protezione. Queste mie montagne così vicine che delimitano il mio quotidiano, che piacevole sensazione di accoglienza.&#xA;&#xA;Per quanto mi riguarda, quando in macchina da sud verso nord sbuco fuori dal tunnel autostradale del Ceneri o da nord verso sud vedo l’uscita Bellinzona Sud, sento di essere arrivato a casa. Casa per me è dove sei accettato, dove hai un percorso chiaro (anche se lungo e costoso) per la cittadinanza, dove torni volentieri dopo un viaggio, dove ti senti parte della comunità e ti interessa il benessere della comunità. Oggi se penso a casa_, penso a dove sono ora, non dove sono nato e cresciuto. La casa, una persona può capitarci per caso nascendo in quel posto o può scegliersela. Io me la sono scelta, mio figlio in futuro potrà scegliersene un’altra.&#xA;&#xA;#Personale #CH]]&gt;</description>
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<p>Io e mia moglie abbiamo fatto l’emigrazione più semplice che ci sia. Abbiamo fatto uno spostamento di tre ore di auto, in un posto dove si parla la nostra lingua madre, dove non abbiamo avuto grandi difficoltà burocratiche (essendo cittadini UE) e in una condizione di relativa sicurezza economica. Un’emigrazione di privilegio, una passeggiata di salute rispetto a tante altre persone che lasciano la loro casa e vanno verso l’ignoto o quasi.</p>



<p>Ciononostante, anche la nostra è stata emigrazione e anche noi quando siamo arrivati qui siamo stati spaesati per diverso tempo. La lingua sarà anche la stessa e la distanza non sarà così grande, ma il Canton Ticino non è decisamente Italia, te ne accorgi subito. Anche se non sei dall’altra parte del mondo, non hai più il tuo tessuto sociale, che era una cosa naturale e che davi per scontata nel posto dove eri prima. Intendo anche cose che possono sembrare secondarie ma sono tremendamente utili, come un elettricista di fiducia. Poi a un certo punto ti nasce un figlio e ricomincia lo spaesamento. Non hai vicino la famiglia a supportarti e sopportarti e dovete quindi fare affidamento solo su voi due. Il figlio pian piano veloce veloce cresce e il tessuto sociale si è ormai formato. Sei a casa ora?</p>

<p>Mi sono spesso chiesto, come tutti gli immigrati, cosa voglia dire <em>casa</em> per me. I miei genitori si riferiscono a me, mia moglie e mio figlio come <em>gli svizzeri</em> (“la settimana prossima arrivano gli svizzeri”<em>)</em>, un appellativo che potrebbe far storcere il naso a più di una persona qui in Ticino e in Svizzera, una di quelle persone che pensa che se non sei <strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Patriziato_(Svizzera)" rel="nofollow">patrizio</a></strong>, sei foresto. Il concetto di <em>casa</em> è uno dei più complicati e soggettivi che ci sia, ognuno pensa alla sua casa, o quella che pensa sia la sua casa, in modo diverso. Ci sono anche persone che dichiarano di non avere una casa, anche se abitano nello stesso posto da quando sono nate. È un concetto soggettivo, intimo, delicato.</p>

<p>Mio figlio è nato qui, sta crescendo qui, sta andando a scuola qui e probabilmente farà il servizio militare obbligatorio qui. Questa è casa sua, non ci sono dubbi. Io e mia moglie siamo arrivati da fuori, ci siamo acclimatati e amalgamati, abbiamo allegramente abbracciato le usanze locali e il nostro italiano si è anche modificato con i vocaboli locali (non dico più <em>cartella</em>, per me è <em>mappetta</em>). Io sono nato e cresciuto nella pianura più piatta, nel regno della nebbia; quando siamo arrivati qui, i primi tempi mi sembrava di essere in vacanza perché la mattina aprivo le finestre e vedevo le montagne così vicine! Poi è arrivata la sensazione di claustrofobia. Queste montagne sono <em>così</em> vicine eh! Dov’è l’orizzonte?  Non vedo più il sole che tramonta! Poi, per fortuna, è arrivata la sensazione di protezione. Queste mie montagne così vicine che delimitano il mio quotidiano, che piacevole sensazione di accoglienza.</p>

<p>Per quanto mi riguarda, quando in macchina da sud verso nord sbuco fuori dal tunnel autostradale del Ceneri o da nord verso sud vedo l’uscita Bellinzona Sud, sento di essere arrivato a casa. Casa per me è dove sei accettato, dove hai un percorso chiaro (anche se lungo e costoso) per la cittadinanza, dove torni volentieri dopo un viaggio, dove ti senti parte della comunità e ti interessa il benessere della comunità. Oggi se penso a <em>casa</em>, penso a dove sono ora, non dove sono nato e cresciuto. La casa, una persona può capitarci per caso nascendo in quel posto o può scegliersela. Io me la sono scelta, mio figlio in futuro potrà scegliersene un’altra.</p>

<p><a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:Personale" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Personale</span></a> <a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:CH" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">CH</span></a></p>
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      <pubDate>Mon, 02 Sep 2024 11:00:11 +0000</pubDate>
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      <title>Il cervello troppo elettrico</title>
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      <description>&lt;![CDATA[&#xA;&#xA;Nell&#39;agosto del 2015 mio figlio non aveva ancora due anni e, avendolo visto strano per un po&#39;, abbiamo fatto una visita di controllo ed è stato confermato quello che temevamo, cioè che era epilettico.&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Ora, capirete che questa non è esattamente una notizia che si vuole sentire, soprattutto se le uniche cose che si conoscono sull&#39;epilessia provengono dai film, quelli con quelle scene terrificanti di persone che si agitano sul pavimento. Gli episodi di nostro figlio erano in realtà “assenze”, la sua testa cadeva e lui andava in confusione per qualche minuto e poi tornava normale, ma stanco per un po&#39;. Con i farmaci però i problemi si sono risolti; stava così bene che nel 2018 sono stati gradualmente ridotti a zero, supponendo che la rete neuronale avesse ormai completamente bypassato quella piccola zona del suo cervello un po’ troppo elettrica. Poi però purtroppo alla fine del 2019 gli episodi epilettici sono tornati, in coincidenza con la comparsa del covid dall&#39;altra parte del mondo; cool. Episodi epilettici diversi. Sempre cosciente ma con lampi di luce e sdoppiamento delle figure; cose visive insomma. Un&#39;altra novità era che questa volta era resistente ai farmaci, anche cambiando il dosaggio e le medicine il risultato non cambiava; cioè l&#39;epilessia.&#xA;&#xA;Nella sfortuna di essere nella minoranza degli epilettici resistenti ai farmaci, mio figlio ha avuto la fortuna di essere nella minoranza degli epilettici operabili. Un dettaglio: operare un epilettico significa operare il cervello di un epilettico. Ora, capirete che quando ci è stato detto “operiamo”, la nostra prima reazione è stata ODDIO. Venivamo da anni complicati, questo era un altro macigno. Ora, con i massi si possono fare due cose: si possono guardare o si può fare bouldering. Si dà il caso che nella realtà mio figlio adori fare bouldering e noi come famiglia abbiamo fatto molto bouldering metaforico negli ultimi anni; non voglio vantarmi, ma credo che abbiamo superato questi anni di epilessia combinata con la pandemia mondiale in modo tosto. Quello che abbiamo imparato dal 2015 è che bisogna andare avanti. Non c&#39;è alternativa; che tu sia una persona debole o potente, c&#39;è solo una scelta: andare sempre avanti. Ti viene naturale, vai avanti e non ti fermi.&#xA;&#xA;Quindi, come dicevamo, l&#39;operazione. A Basilea il 28 aprile 2023, giorno del mio 44esimo compleanno, nostro figlio di 9 anni è stato operato al cervello per rimuovere la lesione localizzata che causava i suoi episodi epilettici. Di quel giorno ricordo la mia apparente calma esteriore e il mio reale terrore interiore. Un’operazione fatta da un team di dottori tra i quali il primario di neurochirurgia pediatrica, una roba seria. Il giorno successivo, il 29 aprile, giorno del 40esimo compleanno di mia moglie, nostro figlio è stato trasferito dalla terapia intensiva alla sua normale stanza d&#39;ospedale. In totale, siamo stati in ospedale a Basilea per cinque giorni, poi dieci giorni a casa in tranquillità e poi di nuovo a scuola, di nuovo alla vita normale. Fatti i controlli, ora le cose procedono senza intoppi. Gradualmente, stiamo ancora riducendo lentamente i medicinali fino a quando questo agosto arriverà a 0, ancora, questa volta si spera sia la volta definitiva.&#xA;&#xA;Circa lo 0,8% delle persone nel mondo soffre di epilessia, e molti di questi sono bambini. L&#39;epilessia è il disturbo neurologico cronico più comune dopo la cefalea. Con l&#39;epilessia si può convivere, mio figlio ne è un esempio. Ce ne sono di diversi tipi, da quelle che si vedono nei film a quelle più “discrete” come quella di mio figlio. Fortunatamente la scienza ci ha dato e continua a darci farmaci efficaci, tranne che per i più sfortunati come mio figlio. E poi per una minoranza fortunata, di cui mio figlio fa parte, ci sono le epilessie operabili, cioè quelle che sono causate da un punto preciso del cervello non troppo interno. L’epilessia è intorno a noi. È una di quelle condizioni che può essere molto discreta; potreste avere di fianco sul bus una persona che sta avendo un episodio epilettico e potreste non accorgervi di nulla. Quando la persona media pensa all’epilessia pensa, come me prima dell’esperienza con mio figlio, a scene di convulsione e svenimenti; in realtà molte epilessie sono, appunto, discrete. Le persone con epilessia sono attorno a noi, nella maggior parte dei casi non ce ne accorgiamo.&#xA;&#xA;In questi anni ho imparato molte cose, una è che mio figlio ha una forza incredibile. A parte la periodica rottura di palle dei controlli in ospedale, non si è minimamente lamentato per l’operazione; io al suo posto mi starei ancora lamentando dopo più di un anno. È bravissimo. Un’altra cosa che ho imparato è che la famosa frase “Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile, sempre” è un aforisma abusato ma è completamente vero! Si immagina che al proprio figlio non possa accadere nulla di così particolare, ma è così. Credo che tutta questa lunga e interminabile storia mi abbia insegnato a essere più gentile con gli altri, più empatico. Siate gentili. Sempre.&#xA;&#xA;Personale]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://i.snap.as/3eJmNAWs.jpg" alt=""/></p>

<p>Nell&#39;agosto del 2015 mio figlio non aveva ancora due anni e, avendolo visto strano per un po&#39;, abbiamo fatto una visita di controllo ed è stato confermato quello che temevamo, cioè che era epilettico.</p>



<p>Ora, capirete che questa non è esattamente una notizia che si vuole sentire, soprattutto se le uniche cose che si conoscono sull&#39;epilessia provengono dai film, quelli con quelle scene terrificanti di persone che si agitano sul pavimento. Gli episodi di nostro figlio erano in realtà “assenze”, la sua testa cadeva e lui andava in confusione per qualche minuto e poi tornava normale, ma stanco per un po&#39;. Con i farmaci però i problemi si sono risolti; stava così bene che nel 2018 sono stati gradualmente ridotti a zero, supponendo che la rete neuronale avesse ormai completamente bypassato quella piccola zona del suo cervello un po’ troppo elettrica. Poi però purtroppo alla fine del 2019 gli episodi epilettici sono tornati, in coincidenza con la comparsa del covid dall&#39;altra parte del mondo; cool. Episodi epilettici diversi. Sempre cosciente ma con lampi di luce e sdoppiamento delle figure; cose visive insomma. Un&#39;altra novità era che questa volta era resistente ai farmaci, anche cambiando il dosaggio e le medicine il risultato non cambiava; cioè l&#39;epilessia.</p>

<p>Nella sfortuna di essere nella minoranza degli epilettici resistenti ai farmaci, mio figlio ha avuto la fortuna di essere nella minoranza degli epilettici operabili. Un dettaglio: operare un epilettico significa operare il cervello di un epilettico. Ora, capirete che quando ci è stato detto “operiamo”, la nostra prima reazione è stata ODDIO. Venivamo da anni complicati, questo era un altro macigno. Ora, con i massi si possono fare due cose: si possono guardare o si può fare bouldering. Si dà il caso che nella realtà mio figlio adori fare bouldering e noi come famiglia abbiamo fatto molto bouldering metaforico negli ultimi anni; non voglio vantarmi, ma credo che abbiamo superato questi anni di epilessia combinata con la pandemia mondiale in modo tosto. Quello che abbiamo imparato dal 2015 è che bisogna andare avanti. Non c&#39;è alternativa; che tu sia una persona debole o potente, c&#39;è solo una scelta: andare sempre avanti. Ti viene naturale, vai avanti e non ti fermi.</p>

<p>Quindi, come dicevamo, l&#39;operazione. A Basilea il 28 aprile 2023, giorno del mio 44esimo compleanno, nostro figlio di 9 anni è stato operato al cervello per rimuovere la lesione localizzata che causava i suoi episodi epilettici. Di quel giorno ricordo la mia apparente calma esteriore e il mio reale terrore interiore. Un’operazione fatta da un team di dottori tra i quali il primario di neurochirurgia pediatrica, una roba seria. Il giorno successivo, il 29 aprile, giorno del 40esimo compleanno di mia moglie, nostro figlio è stato trasferito dalla terapia intensiva alla sua normale stanza d&#39;ospedale. In totale, siamo stati in ospedale a Basilea per cinque giorni, poi dieci giorni a casa in tranquillità e poi di nuovo a scuola, di nuovo alla vita normale. Fatti i controlli, ora le cose procedono senza intoppi. Gradualmente, stiamo ancora riducendo lentamente i medicinali fino a quando questo agosto arriverà a 0, ancora, questa volta si spera sia la volta definitiva.</p>

<p>Circa lo 0,8% delle persone nel mondo soffre di epilessia, e molti di questi sono bambini. <strong>L&#39;epilessia è il disturbo neurologico cronico più comune dopo la cefalea</strong>. Con l&#39;epilessia si può convivere, mio figlio ne è un esempio. Ce ne sono di diversi tipi, da quelle che si vedono nei film a quelle più “discrete” come quella di mio figlio. Fortunatamente la scienza ci ha dato e continua a darci farmaci efficaci, tranne che per i più sfortunati come mio figlio. E poi per una minoranza fortunata, di cui mio figlio fa parte, ci sono le epilessie operabili, cioè quelle che sono causate da un punto preciso del cervello non troppo interno. L’epilessia è intorno a noi. È una di quelle condizioni che può essere molto discreta; potreste avere di fianco sul bus una persona che sta avendo un episodio epilettico e potreste non accorgervi di nulla. Quando la persona media pensa all’epilessia pensa, come me prima dell’esperienza con mio figlio, a scene di convulsione e svenimenti; in realtà molte epilessie sono, appunto, discrete. Le persone con epilessia sono attorno a noi, nella maggior parte dei casi non ce ne accorgiamo.</p>

<p>In questi anni ho imparato molte cose, una è che mio figlio ha una forza incredibile. A parte la periodica rottura di palle dei controlli in ospedale, non si è minimamente lamentato per l’operazione; io al suo posto mi starei ancora lamentando dopo più di un anno. È bravissimo. Un’altra cosa che ho imparato è che la famosa frase “<em>Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile, sempre</em>” è un aforisma abusato ma è completamente vero! Si immagina che al proprio figlio non possa accadere nulla di così <em>particolare</em>, ma è così. Credo che tutta questa lunga e interminabile storia mi abbia insegnato a essere più gentile con gli altri, più empatico. Siate gentili. Sempre.</p>

<p><a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:Personale" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Personale</span></a></p>
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      <pubDate>Tue, 18 Jun 2024 09:30:24 +0000</pubDate>
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