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    <title>giappone &amp;mdash; Luca Schenato</title>
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    <pubDate>Mon, 18 May 2026 08:26:40 +0000</pubDate>
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      <title>Quanta saggezza</title>
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      <description>&lt;![CDATA[&#xA;&#xA;Contrariamente a quello che molti occidentali pensano, il Giappone non è un paese dalla civiltà antica; infatti per esempio la scrittura è arrivata nell’arcipelago solo nel V secolo (d.C., non a.C.). Certo, la cultura giapponese antica e moderna è fantastica, ricchissima e variegatissima, ma non è così antica e non è così misteriosa.&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Il Giappone è anche famoso per la saggezza dei suoi modi di dire, quelle frasette motivazionali che trovate su Instagram e che spesso sono giapponesi come me e di una banalità inarrivabile. Siamo nella seconda metà del 2024 ma l’esotismo va ancora forte. La triste verità è che i giapponesi sono mediamente saggi come noi e non hanno nessuna innata predisposizione alla filosofia.&#xA;&#xA;Il Giappone, se vogliamo dirla tutta, è invece pieno di proverbi orribili, con un significato che io personalmente trovo agghiacciante e che sono però ben ingranati nella società giapponese. Ne voglio proporre due, che secondo me contribuiscono a deteriorare in modo considerevole la vita dei giapponesi.&#xA;&#xA;Il primo è お客様は神様です (okyakusama wa kamisama desu), ossia “l’illustrissimo cliente è una divinità”. Noi ne abbiamo uno simile, cioè il cliente ha sempre ragione, ma diciamoci la verità, dai: non ci crede nessuno. Da noi in Europa il cliente è una persona da rispettare perché ti paga la pagnotta ma siamo tutti allo stesso livello. Umiliarsi per il cliente è una cosa vista negativamente dalla società. In Giappone invece il cliente è una divinità. Questo implica che venga trattato come una divinità, ossia con deferenza mista a timore. In Europa se vogliamo fare un buon lavoro con un cliente cerchiamo in qualche modo di entrare in connessione con lui, di essere in qualche modo amico del cliente, il cliente deve percepire che può fidarsi di noi, che siamo come amici. In Giappone il cliente è una divinità, non un tuo amico. Questo diverso atteggiamento giapponese implica frasi molto ossequiose, molto ritualistiche e un atteggiamento generale di totale sottomissione alla volontà del cliente, ovviamente generalizzando. C’è chi preferisce la finta amicizia occidentale, chi l’eccessiva deferenza giapponese; io personalmente preferisco il self-service.&#xA;&#xA;Il secondo modo di dire è 枯れ木も山のにぎわい (kareki mo yama no nigiwai), ossia “anche un albero morto aggiunge fascino alla montagna”. Qui avevo scritto che in Asia Orientale ci sono tantissimi dipendenti negli uffici rispetto alla nostra esperienza in Europa. Uno dei motivi è che anche un albero morto aggiunge fascino alla montagna. In Giappone non si butta via niente, siano impiegati inutili o caricatori dell’iPhone 3. Ogni azienda (almeno quelle medio-grandi) ha il suo considerevole numero di persone che non si sa bene perché esattamente siano impiegate o ancora impiegate. Noi cinici occidentali potremmo pensare che è una questione di raccomandazioni e protezioni dall’alto; e invece no. Semplicemente, l’abitudine (sempre generalizzando) delle aziende giapponesi è che non si licenzia, a meno che tu non abbia dato fuoco di proposito all’ufficio, te ne starai tranquillo nel tuo cubicolo per l’eternità, o verrai trasferito in un ufficio meno importante o ti verrà data una mansione meno importante. Marie Kondo non è lo standard del Giappone, è l’esatto opposto. Marie Kondo è diventata famosa in Giappone perché entrava nelle piccole case incasinatissime dei giapponesi e faceva pulizia costringendo, i proprietari a buttare via. Il minimalismo in Giappone è roba da ricchi, le persone normali hanno i loro piccoli spazi invasi da tutto. Perché? Perché anche un albero morto aggiunge fascino alla montagna.&#xA;&#xA;Giappone]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://i.snap.as/OsuYwfcW.jpg" alt=""/></p>

<p>Contrariamente a quello che molti occidentali pensano, il Giappone non è un paese dalla <em>civiltà antica</em>; infatti per esempio la scrittura è arrivata nell’arcipelago solo nel V secolo (d.C., non a.C.). Certo, la cultura giapponese antica e moderna è fantastica, ricchissima e variegatissima, ma non è <em>così</em> antica e non è <em>così</em> misteriosa.</p>



<p>Il Giappone è anche famoso per la saggezza dei suoi modi di dire, quelle frasette motivazionali che trovate su Instagram e che spesso sono giapponesi come me e di una banalità inarrivabile. Siamo nella seconda metà del 2024 ma l’esotismo va ancora forte. La triste verità è che i giapponesi sono mediamente saggi come noi e non hanno nessuna innata predisposizione alla filosofia.</p>

<p>Il Giappone, se vogliamo dirla tutta, è invece pieno di proverbi orribili, con un significato che io personalmente trovo agghiacciante e che sono però ben ingranati nella società giapponese. Ne voglio proporre due, che secondo me contribuiscono a deteriorare in modo considerevole la vita dei giapponesi.</p>

<p>Il primo è <strong>お客様は神様です</strong> (okyakusama wa kamisama desu), ossia “l’illustrissimo cliente è una divinità”. Noi ne abbiamo uno simile, cioè <em>il cliente ha sempre ragione</em>, ma diciamoci la verità, dai: non ci crede nessuno. Da noi in Europa il cliente è una persona da rispettare perché ti paga la pagnotta ma siamo tutti allo stesso livello. Umiliarsi per il cliente è una cosa vista negativamente dalla società. In Giappone invece il cliente è una divinità. Questo implica che venga trattato come una divinità, ossia con deferenza mista a timore. In Europa se vogliamo fare un buon lavoro con un cliente cerchiamo in qualche modo di entrare in connessione con lui, di essere in qualche modo <em>amico</em> del cliente, il cliente deve percepire che può fidarsi di noi, che siamo <em>come amici</em>. In Giappone il cliente è una divinità, non un tuo amico. Questo diverso atteggiamento giapponese implica frasi molto ossequiose, molto ritualistiche e un atteggiamento generale di totale sottomissione alla volontà del cliente, ovviamente generalizzando. C’è chi preferisce la finta amicizia occidentale, chi l’eccessiva deferenza giapponese; io personalmente preferisco il self-service.</p>

<p>Il secondo modo di dire è <strong>枯れ木も山のにぎわい</strong> (kareki mo yama no nigiwai), ossia “anche un albero morto aggiunge fascino alla montagna”. <strong><a href="https://luca-schenato.ch/cosi-vuoi-fare-affari-in-asia-orientale" rel="nofollow">Qui</a></strong> avevo scritto che in Asia Orientale ci sono tantissimi dipendenti negli uffici rispetto alla nostra esperienza in Europa. Uno dei motivi è che anche un albero morto aggiunge fascino alla montagna. In Giappone non si butta via niente, siano impiegati inutili o caricatori dell’iPhone 3. Ogni azienda (almeno quelle medio-grandi) ha il suo considerevole numero di persone che non si sa bene perché esattamente siano impiegate o ancora impiegate. Noi cinici occidentali potremmo pensare che è una questione di raccomandazioni e protezioni dall’alto; e invece no. Semplicemente, l’abitudine (sempre generalizzando) delle aziende giapponesi è che non si licenzia, a meno che tu non abbia dato fuoco di proposito all’ufficio, te ne starai tranquillo nel tuo cubicolo per l’eternità, o verrai trasferito in un ufficio meno importante o ti verrà data una mansione meno importante. Marie Kondo non è lo standard del Giappone, è l’esatto opposto. Marie Kondo è diventata famosa in Giappone perché entrava nelle piccole case incasinatissime dei giapponesi e faceva pulizia costringendo, i proprietari a <strong>buttare via</strong>. Il minimalismo in Giappone è roba da ricchi, le persone normali hanno i loro piccoli spazi invasi da tutto. Perché? Perché anche un albero morto aggiunge fascino alla montagna.</p>

<p><a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:Giappone" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Giappone</span></a></p>
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      <pubDate>Mon, 09 Sep 2024 09:39:16 +0000</pubDate>
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      <title>Così vuoi fare affari in Asia Orientale... </title>
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      <description>&lt;![CDATA[&#xA;&#xA;Ormai ho, purtroppo, un considerevole numero di anni di esperienza per quanto riguarda l’acquisto da fornitori in Asia Orientale, e, in generale, il costruire una relazione commerciale con grandi gruppi industriali là localizzati. Ho e ho avuto a che fare con Cina, Giappone e soprattutto Taiwan (la Corea purtroppo no, non ho mai avuto occasione).&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;L’esperienza mi ha insegnato diverse cose e voglio condividere qualche aspetto importante, sempre parlando per ampie generalizzazioni ovviamente. Innanzitutto, presentarsi in modo corretto è importante. Può sembrare una facezie per noi europei abituati a darci del tu due minuti dopo esserci conosciuti, ma la forma in Asia Orientale è importante. Il biglietto da visita va dato con due mani come nella foto qua sopra. Mentre lo si offre al nostro interlocutore ci si presenta e quando si riceve il suo biglietto lo si legge per qualche secondo fingendosi interessati.&#xA;&#xA;In Asia Orientale negli uffici ci lavora, per i nostri standard, tanta gente. Veramente tanta. I cubicoli distopici vanno ancora alla grande e c’è…tanta gente; almeno il doppio rispetto a un ufficio di un’azienda europea (ma direi tre volte tanto) di dimensioni simili. È perciò necessario individuare il giusto interlocutore. Può essere semplice, dato che si paleserà da solo automaticamente, per esempio come persona incaricata della tua area geografica ma è sempre utile in un secondo tempo capire chi è il suo superiore e se ci sono altre persone di pari mansioni che possono esserci utili, magari che lavorano in un altro ufficio. Spesso non è così semplice dato che le grandi aziende in Asia Orientale tendono ad avere problemi di comunicazione interna.&#xA;&#xA;Le grandi aziende dell’Asia Orientale, sempre generalizzando, tendono a essere a compartimenti stagni: la comunicazione e la cooperazione tra diversi uffici e divisioni può essere molto problematica e non è raro che divisioni diverse con prodotti simili si facciano concorrenza.&#xA;&#xA;Quello che vedete negli anime o nelle serie giapponesi quando ci sono gli impiegati e i capi che vanno a bere fuori quasi ogni sera dopo l’orario d’ufficio per rinsaldare i rapporti è abbastanza vero. Tra i picchi della mia carriera lavorativa c’è stato sicuramente fare una autentica serata insieme a dei salarymen giapponesi a Tokyo, cioè bere fino a notte tarda parlando di cazzate. A pensare di farlo spesso mi sembra una vita infernale, infatti le cose stanno lentamente cambiando e anche in Giappone sta avanzando quella benedetta cosa che è la divisione lavoro/tempo libero.&#xA;&#xA;Non bisogna pensare di arrivare e spaccare il mondo. In Asia Orientale non ci sono cowboy, le cose vanno fatte un passo alla volta. Può capitare, soprattutto all’inizio della nostra esperienza in Asia Orientale, che quella che viene percepita come lentezza possa risultare insopportabile, uno spreco di tempo e di opportunità. Tuttavia con il tempo si arriva ad apprezzare questo essere cauti e costruire solidità; almeno, io lo apprezzo.&#xA;&#xA;Infine, una cosa che confonde spesso gli occidentali in Asia Orientale è non capire quando l’interlocutore dice no. Sempre generalizzando, è difficile che al lavoro un asiatico ci dica un chiaro e semplice no. Se proponiamo qualcosa di orribile, ci verrà detto qualcosa come “interessante, lo considereremo” o “possiamo parlarne in futuro”. Sta a noi capire quando questo è semplicemente un cortese no.&#xA;&#xA;#Taiwan #Giappone #Cina]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://i.snap.as/4MZi9wGw.jpg" alt=""/></p>

<p>Ormai ho, purtroppo, un considerevole numero di anni di esperienza per quanto riguarda l’acquisto da fornitori in Asia Orientale, e, in generale, il costruire una relazione commerciale con grandi gruppi industriali là localizzati. Ho e ho avuto a che fare con Cina, Giappone e soprattutto Taiwan (la Corea purtroppo no, non ho mai avuto occasione).</p>



<p>L’esperienza mi ha insegnato diverse cose e voglio condividere qualche aspetto importante, sempre parlando per ampie generalizzazioni ovviamente. Innanzitutto, <strong>presentarsi in modo corretto è importante</strong>. Può sembrare una facezie per noi europei abituati a darci del tu due minuti dopo esserci conosciuti, ma la forma in Asia Orientale è importante. Il biglietto da visita va dato con due mani come nella foto qua sopra. Mentre lo si offre al nostro interlocutore ci si presenta e quando si riceve il suo biglietto lo si legge per qualche secondo fingendosi interessati.</p>

<p>In Asia Orientale negli uffici ci lavora, per i nostri standard, tanta gente. Veramente tanta. I cubicoli distopici vanno ancora alla grande e c’è…tanta gente; almeno il doppio rispetto a un ufficio di un’azienda europea (ma direi tre volte tanto) di dimensioni simili. È perciò necessario <strong>individuare il giusto interlocutore</strong>. Può essere semplice, dato che si paleserà da solo automaticamente, per esempio come persona incaricata della tua area geografica ma è sempre utile in un secondo tempo capire chi è il suo superiore e se ci sono altre persone di pari mansioni che possono esserci utili, magari che lavorano in un altro ufficio. Spesso non è così semplice dato che le grandi aziende in Asia Orientale tendono ad avere problemi di comunicazione interna.</p>

<p>Le grandi aziende dell’Asia Orientale, sempre generalizzando, tendono a essere <strong>a compartimenti stagni</strong>: la comunicazione e la cooperazione tra diversi uffici e divisioni può essere molto problematica e non è raro che divisioni diverse con prodotti simili si facciano concorrenza.</p>

<p>Quello che vedete negli anime o nelle serie giapponesi quando ci sono gli impiegati e i capi che vanno <strong>a bere fuori quasi ogni sera dopo l’orario d’ufficio</strong> per rinsaldare i rapporti è abbastanza vero. Tra i picchi della mia carriera lavorativa c’è stato sicuramente fare una autentica serata insieme a dei salarymen giapponesi a Tokyo, cioè bere fino a notte tarda parlando di cazzate. A pensare di farlo spesso mi sembra una vita infernale, infatti le cose stanno lentamente cambiando e anche in Giappone sta avanzando quella benedetta cosa che è la divisione lavoro/tempo libero.</p>

<p>Non bisogna pensare di arrivare e spaccare il mondo. In Asia Orientale non ci sono cowboy, le cose vanno fatte <strong>un passo alla volta</strong>. Può capitare, soprattutto all’inizio della nostra esperienza in Asia Orientale, che quella che viene percepita come lentezza possa risultare insopportabile, uno spreco di tempo e di opportunità. Tuttavia con il tempo si arriva ad apprezzare questo essere cauti e costruire solidità; almeno, io lo apprezzo.</p>

<p>Infine, una cosa che confonde spesso gli occidentali in Asia Orientale è <strong>non capire quando l’interlocutore dice no</strong>. Sempre generalizzando, è difficile che al lavoro un asiatico ci dica un chiaro e semplice no. Se proponiamo qualcosa di orribile, ci verrà detto qualcosa come “interessante, lo considereremo” o “possiamo parlarne in futuro”. Sta a noi capire quando questo è semplicemente un cortese no.</p>

<p><a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:Taiwan" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Taiwan</span></a> <a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:Giappone" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Giappone</span></a> <a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:Cina" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Cina</span></a></p>
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      <pubDate>Fri, 28 Jun 2024 09:51:05 +0000</pubDate>
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      <title>Come creare una divinità</title>
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      <description>&lt;![CDATA[“Sugawara no Michizane che invoca una tempesta sul monte Tenpai” di Hiroshige (1797 - 1858)&#xA;&#xA;Sugawara no Michizane (845-903) è una delle figure storiche più famose del Giappone. Visse durante il periodo Heian (794-1185), durante questo periodo la nobiltà e la corte imperiale controllavano il Paese da Kyoto.&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Lasciare la capitale per andare, per esempio, ad amministrare una provincia era considerata la morte sociale. Fuori dalla capitale c&#39;era solo barbarie, gente rozza, pericolo e miseria. I nobili del periodo Heian erano probabilmente le persone più snob che siano mai esistite nell&#39;intera storia dell&#39;umanità, dalle sue origini ai giorni nostri. Michizane proveniva da una famiglia molto nobile ed era un uomo di grandissima cultura e un famoso poeta; era famoso soprattutto per le sue poesie in cinese, come si confaceva per un nobile del primo periodo Heian, ma amava anche scrivere poesie in giapponese.&#xA;&#xA;Tuttavia Michizane, pur essendo nobile e studioso, non fa parte della cerchia giusta nei giochi di potere a corte e così nell&#39;886 viene mandato a fare il governatore della provincia di Sanuki, la morte sociale quindi. Mentre governa con svogliatezza la provincia, a Kyoto scoppia una guerra di potere tra il capo della potentissima famiglia Fujiwara (la famiglia nobile più potente di questo periodo) e l&#39;imperatore, che è stanco del potere di questa famiglia; Michizane si schiera con l&#39;imperatore. Ha fatto la mossa giusta perché è dalla parte del vincitore e quando torna a Kyoto nell&#39;890 fa una carriera molto rapida, salendo ai più alti livelli della corte.&#xA;&#xA;Tutto va bene fino a quando l&#39;imperatore si ritira e Michizane perde così il suo patrocinio. La famiglia Fujiwara, controllando il nuovo imperatore, riprende il comando della corte imperiale e la conseguenza per Michizane è che viene degradato e inviato con un ruolo secondario (nemmeno più governatore) nella provincia di Chikuzen (ancora più lontana di quella della sua prima esperienza). Laggiù nel 903 muore sconsolato e triste in esilio.&#xA;&#xA;Si direbbe la fine della storia.&#xA;&#xA;Beh... Non proprio.&#xA;&#xA;I giapponesi tengono molto all&#39;armonia. Possono pugnalarvi alle spalle, metaforicamente o letteralmente, ma se vi risentite non è bello; turbate l&#39;armonia e bisogna assolutamente fare qualcosa per ripristinarla. L&#39;armonia, oggi come ieri, è una questione molto importante in Giappone. Subito dopo la morte di Michizane, a Kyoto accadono cose molto spiacevoli, come pestilenze, inondazioni, fulmini che colpiscono ripetutamente il palazzo imperiale e morte di molti membri della famiglia Fujiwara. Il verdetto è chiaro: l&#39;onryō, cioè lo spirito vendicativo, di Michizane si sta, appunto, vendicando. Cosa possiamo fare? Semplice: trasformarlo in un goryō, cioè uno spirito benevolo. L&#39;esilio di Michizane viene revocato post-mortem, i suoi titoli ripristinati, gli viene dato il nome di Tenjin (letteralmente divinità del cielo) e gli viene eretto un tempio. L&#39;armonia viene ristabilita.&#xA;&#xA;Inizialmente Tenjin era una divinità delle calamità naturali: veniva pregato per prevenirle o placarle. Con il passare del tempo, però, assistiamo a un fenomeno molto interessante, che ci dimostra che anche le divinità possono reinventarsi: così come Michizane era uno studioso, un poeta e un letterato, con il tempo Tenjin ha cambiato culto ed è diventato il patrono degli studenti e della conoscenza, Oggi è pratica comune per gli studenti recarsi in uno dei templi a lui dedicati e pregarlo per superare un esame. Non è quindi più conosciuto come una divinità delle catastrofi naturali, ma come una divinità molto più in linea con il suo personaggio storico.&#xA;&#xA;Giappone]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://i.snap.as/2HCEYPPV.jpg" alt="“Sugawara no Michizane che invoca una tempesta sul monte Tenpai” di Hiroshige (1797 - 1858)"/></p>

<p>Sugawara no Michizane (845-903) è una delle figure storiche più famose del Giappone. Visse durante il periodo Heian (794-1185), durante questo periodo la nobiltà e la corte imperiale controllavano il Paese da Kyoto.</p>



<p>Lasciare la capitale per andare, per esempio, ad amministrare una provincia era considerata la morte sociale. Fuori dalla capitale c&#39;era solo barbarie, gente rozza, pericolo e miseria. I nobili del periodo Heian erano probabilmente le persone più snob che siano mai esistite nell&#39;intera storia dell&#39;umanità, dalle sue origini ai giorni nostri. Michizane proveniva da una famiglia molto nobile ed era un uomo di grandissima cultura e un famoso poeta; era famoso soprattutto per le sue poesie in cinese, come si confaceva per un nobile del primo periodo Heian, ma amava anche scrivere poesie in giapponese.</p>

<p>Tuttavia Michizane, pur essendo nobile e studioso, non fa parte della cerchia giusta nei giochi di potere a corte e così nell&#39;886 viene mandato a fare il governatore della provincia di Sanuki, la morte sociale quindi. Mentre governa con svogliatezza la provincia, a Kyoto scoppia una guerra di potere tra il capo della potentissima famiglia Fujiwara (la famiglia nobile più potente di questo periodo) e l&#39;imperatore, che è stanco del potere di questa famiglia; Michizane si schiera con l&#39;imperatore. Ha fatto la mossa giusta perché è dalla parte del vincitore e quando torna a Kyoto nell&#39;890 fa una carriera molto rapida, salendo ai più alti livelli della corte.</p>

<p>Tutto va bene fino a quando l&#39;imperatore si ritira e Michizane perde così il suo patrocinio. La famiglia Fujiwara, controllando il nuovo imperatore, riprende il comando della corte imperiale e la conseguenza per Michizane è che viene degradato e inviato con un ruolo secondario (nemmeno più governatore) nella provincia di Chikuzen (ancora più lontana di quella della sua prima esperienza). Laggiù nel 903 muore sconsolato e triste in esilio.</p>

<p>Si direbbe la fine della storia.</p>

<p>Beh... Non proprio.</p>

<p>I giapponesi tengono molto all&#39;armonia. Possono pugnalarvi alle spalle, metaforicamente o letteralmente, ma se vi risentite non è bello; turbate l&#39;armonia e bisogna assolutamente fare qualcosa per ripristinarla. L&#39;armonia, oggi come ieri, è una questione molto importante in Giappone. Subito dopo la morte di Michizane, a Kyoto accadono cose molto spiacevoli, come pestilenze, inondazioni, fulmini che colpiscono ripetutamente il palazzo imperiale e morte di molti membri della famiglia Fujiwara. Il verdetto è chiaro: l&#39;onryō, cioè lo spirito vendicativo, di Michizane si sta, appunto, vendicando. Cosa possiamo fare? Semplice: trasformarlo in un goryō, cioè uno spirito benevolo. L&#39;esilio di Michizane viene revocato post-mortem, i suoi titoli ripristinati, gli viene dato il nome di Tenjin (letteralmente <em>divinità del cielo</em>) e gli viene eretto un tempio. L&#39;armonia viene ristabilita.</p>

<p>Inizialmente Tenjin era una divinità delle calamità naturali: veniva pregato per prevenirle o placarle. Con il passare del tempo, però, assistiamo a un fenomeno molto interessante, che ci dimostra che anche le divinità possono reinventarsi: così come Michizane era uno studioso, un poeta e un letterato, con il tempo Tenjin ha cambiato culto ed è diventato il patrono degli studenti e della conoscenza, Oggi è pratica comune per gli studenti recarsi in uno dei templi a lui dedicati e pregarlo per superare un esame. Non è quindi più conosciuto come una divinità delle catastrofi naturali, ma come una divinità molto più in linea con il suo personaggio storico.</p>

<p><a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:Giappone" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Giappone</span></a></p>
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      <guid>https://luca-schenato.writeas.com/come-creare-una-divinita</guid>
      <pubDate>Mon, 03 Jun 2024 15:47:24 +0000</pubDate>
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