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    <title>Taiwan &amp;mdash; Luca Schenato</title>
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    <pubDate>Mon, 18 May 2026 07:20:19 +0000</pubDate>
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      <title>Taiwan &amp;mdash; Luca Schenato</title>
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      <title>Il business as usual deve finire</title>
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      <description>&lt;![CDATA[&#xA;&#xA;Dopo i consueti luglio e agosto passati a Taiwan per lavoro/studio/vacanza, io, mia moglie e mio figlio fra poco torneremo a casa in Ticino.&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;È sempre bello tornare a casa e riaggiustarsi alla quotidianità di Giubiasco dopo che ci siamo costruiti una quotidianità a Linkou, un tranquillo quartiere di Nuova Taipei che, con i suoi 130’000 abitanti, ha da solo più del doppio degli abitanti di Lugano. Salutati gli amici taiwanesi e affidate a loro le nostre sempre più abbondanti cose prese per il piccolo appartamento in affitto, siamo pronti a ricominciare la nostra vita a latitudini più temperate.&#xA;&#xA;È stata la nostra quarta estate a Taiwan e per me, che da più di un decennio la frequento brevemente anche durante le altre stagioni, è una seconda casa.&#xA;&#xA;Dopo aver letto il contributo di Erkin Zunun sull’edizione del 16 agosto, ho avuto la riconferma che quando si tratta di Cina lo standard europeo dei diritti umani non si applica. Sono decenni che sappiamo che la Cina si comporta in modo mostruoso con i suoi stessi cittadini, siano essi tibetani, uiguri, dissidenti, etc etc. Eppure, business as usual. Non vorrei che nel lungo periodo la Cina si sentisse così sicura di sé e così sicura delle non-conseguenze che possa decidere di invadere la mia seconda casa, cioè l’isola-nazione democratica e libera che la Cina, per un insensato nazionalismo imperialista, pensa sia sua. Io penso che di fronte al risveglio degli imperialismi autoritari (vedi Russia con Ucraina), il business as usual non sia più tollerabile: le democrazie liberali devono capire che è una questione di sopravvivenza.&#xA;&#xA;---&#xA;&#xA;Contributo pubblicato nell’edizione del 23 agosto de La Regione&#xA;&#xA;#Taiwan #Cina]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://i.snap.as/5AdKYlyX.jpg" alt=""/></p>

<p>Dopo i consueti luglio e agosto passati a Taiwan per lavoro/studio/vacanza, io, mia moglie e mio figlio fra poco torneremo a casa in Ticino.</p>



<p>È sempre bello tornare a casa e riaggiustarsi alla quotidianità di Giubiasco dopo che ci siamo costruiti una quotidianità a Linkou, un tranquillo quartiere di Nuova Taipei che, con i suoi 130’000 abitanti, ha da solo più del doppio degli abitanti di Lugano. Salutati gli amici taiwanesi e affidate a loro le nostre sempre più abbondanti cose prese per il piccolo appartamento in affitto, siamo pronti a ricominciare la nostra vita a latitudini più temperate.</p>

<p>È stata la nostra quarta estate a Taiwan e per me, che da più di un decennio la frequento brevemente anche durante le altre stagioni, è una seconda casa.</p>

<p>Dopo aver letto <strong><a href="https://bsky.app/profile/luca-schenato.ch/post/3kzvdgs5vxj22" rel="nofollow">il contributo di Erkin Zunun</a></strong> sull’edizione del 16 agosto, ho avuto la riconferma che quando si tratta di Cina lo standard europeo dei diritti umani non si applica. Sono decenni che sappiamo che la Cina si comporta in modo mostruoso con i suoi stessi cittadini, siano essi tibetani, uiguri, dissidenti, etc etc. Eppure, business as usual. Non vorrei che nel lungo periodo la Cina si sentisse così sicura di sé e così sicura delle non-conseguenze che possa decidere di invadere la mia seconda casa, cioè l’isola-nazione democratica e libera che la Cina, per un insensato nazionalismo imperialista, pensa sia sua. Io penso che di fronte al risveglio degli imperialismi autoritari (vedi Russia con Ucraina), il business as usual non sia più tollerabile: le democrazie liberali devono capire che è una questione di sopravvivenza.</p>

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<p><strong><a href="https://www.laregione.ch/i-contributi/lettere-dei-lettori/1777151/il-business-as-usual-deve-finire" rel="nofollow">Contributo</a></strong> pubblicato nell’edizione del 23 agosto de La Regione</p>

<p><a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:Taiwan" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Taiwan</span></a> <a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:Cina" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Cina</span></a></p>
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      <guid>https://luca-schenato.writeas.com/il-business-as-usual-deve-finire</guid>
      <pubDate>Sat, 24 Aug 2024 08:26:38 +0000</pubDate>
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      <title>Taiwan, ossia una storia di colonizzazioni</title>
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      <description>&lt;![CDATA[&#xA;&#xA;Raccontare la storia di Taiwan vuol dire essenzialmente raccontare la storia di colonizzazioni, una dietro l’altra. Ogni colonizzazione ha lasciato tracce nel tessuto dell’isola e ha contribuito a formare l’unicità della società taiwanese attuale.&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Per la stragrande maggioranza della sua storia umana, Taiwan è stata abitata unicamente da diverse popolazioni austronesiane, ci sono tracce di presenza umana già 15000 anni fa, quindicimila! Taiwan è addirittura la culla delle popolazioni austronesiane, quelle che oggi sono in Malesia, Indonesia, Filippine, Micronesia, Melanesia, Polinesia, Nuova Zelanda, Madagascar. Tutti questi popoli e le lingue che parlano hanno la loro origine a Taiwan, da qui sono partiti a ondate successive per colonizzare l’Oceano Pacifico…e il Madagascar! Oggi i popoli indigeni austronesiani di Taiwan sono circa il 3% della popolazione, circa 600.000 persone. Il governo di Taiwan oggi riconosce 16 gruppi, nella realtà sono di più ma il processo di riconoscimento è molto difficile e lungo.&#xA;&#xA;Taiwan fino al XVII secolo è fuori dalla civiltà cinese. Tradizionalmente nella cultura cinese la civiltà finiva sulle rive del mare, prendere una barca per andare ad abitare terre al di là del mare non era un’opzione presa in considerazione. Taiwan, oltre a essere la casa delle popolazioni austronesiane di cui sopra, era solo una comoda base logistica per i pirati cinesi, giapponesi e delle Ryukyu, fuori dalla giurisdizione di qualunque entità statale.&#xA;&#xA;Nel 1624 la Compagnia delle Indie Orientali olandese (VOC) inizia la colonizzazione del sud dell’isola. Gli olandesi usano Taiwan come punto d’appoggio per commerciare con la Cina e il Giappone; commerciano anche con gli indigeni, soprattutto pelli di cervo. Gli olandesi avviano anche lo sfruttamento agricolo, per questo hanno bisogno di manodopera, dato che gli indigeni non ci pensano minimamente a diventare agricoltori. La VOC quindi incoraggia l&#39;immigrazione cinese a Taiwan. La VOC pubblicizza Taiwan ai cinesi con terreni gratuiti e un sistema esentasse; a volte pagano persino i cinesi per trasferirsi a Taiwan. Di conseguenza, flussi costanti di immigrati cinesi dal Fujian e Guangdong attraversano lo stretto e diventano coltivatori di riso e zucchero. Sono gli olandesi nel XVII secolo che iniziano la sinificazione di Taiwan.&#xA;&#xA;Nel nord dell’isola nel frattempo c’è anche un piccola presenza spagnola, più limitata e modesta rispetto a quella olandese. Gli spagnoli durano solo dal 1626 al 1642, quando vengono cacciati dagli olandesi, preoccupati dalla prensenza di questo ingombrante vicino.&#xA;&#xA;I missionari olandesi hanno avuto un discreto successo nel convertire al cristianesimo le popolazioni indigene e sono stati i primi occidentali a studiare le molte lingue parlate sull’isola. Quando nel XIX secolo i missionari cristiani tornano (soprattutto americani), spesso ascoltano storie tramandate di villaggi che si erano convertiti alla religione degli stranieri. L’aspetto olandese di uso quotidiano che rimane nella Taiwan di oggi sono i kah (in hokkien taiwanese), cioè l’unità di misura dei terreni, che deriva dall’olandese morgen).&#xA;&#xA;Nel frattempo in Cina nel 1644 la dinastia dei Ming finisce. I manciu, una popolazione nomade che abitava più o meno nell’attuale Manciuria, conquistano Pechino e fondano la dinastia Qing. Per i cinesi dell’epoca è uno shock dato che i manciu sono completamente estranei alla cultura cinese, sono dei barbari che vengono da fuori la civiltà. Nel sud della Cina nascono gruppi di lealisti Ming e uno di questi, il più importante, è quello del pirata-commerciante Koxinga (il post precedente per la storia completa di Koxinga). Questi per assicurarsi una base dalla quale lanciare attacchi ai Qing, decide di invadere Taiwan e scacciare gli olandesi. Ci riesce. Nel 1661 gli olandesi vengono cacciati da Taiwan e nell’isola per la prima volta viene istituita un’autorità cinese, chiamato regno di Tungning. Se andate a Tainan potete vedere i resti di Fort Zeelandia degli olandesi. L’anno successivo però Koxinga muore. I suoi eredi terranno il regno fino al 1683 quando si arrenderanno ai Qing. Questi in modo molto riluttante decidono di far entrare nel loro impero la parte occidentale dell’isola, quella che si affaccia sullo stretto e quella nella quale ci sono insediamenti cinesi. I manciu sono con i piedi piantati sulla terraferma ancora più dei cinesi; acconsentono al dominio precario su metà dell’isola unicamente per evitare che tornino potenze occidentali o lealisti Ming. Nella parte orientale dell’isola le popolazioni indigene austronesiane continuano la loro vita, a differenza di quelle nella parte occidentale che sono o assimilate dai cinesi o respinte in posizioni sempre più marginali.&#xA;&#xA;I successivi due secoli sono la storia dei Qing che provano invano a limitare l’immigrazione di cinesi verso Taiwan, i cinesi a Taiwan che rubano terreni agli indigeni ma anche il commercio e le unioni familiari tra cinesi e indigeni.&#xA;&#xA;La situazione a Taiwan cambia in modo totale nel 1895. Dopo due secoli di controllo più sulla carta che effettivo, l’impero Qing cede Taiwan al Giappone dopo aver perso una guerra contro quest’ultimo. Taiwan diventa la prima colonia giapponese. Ai residenti cinesi di Taiwan viene data la possibilità di vendere le loro proprietà e andarsene da Taiwan entro il maggio 1897 oppure di diventare cittadini giapponesi. Dal 1895 al 1897 si stima che circa 6.400 persone abbiano venduto le loro proprietà e lasciato l’isola. I giapponesi ci metteranno diversi anni per pacificare l’isola ma attorno al 1910 hanno ormai il controllo dell’intero territorio. Sotto il dominio giapponese per la prima volta nella storia l’intera isola di Taiwan è soggetta a un unico potere.&#xA;&#xA;Il periodo giapponese di Taiwan dura 50 anni e trasforma radicalmente tutto, sia il territorio che la società. I giapponesi modernizzano come hanno modernizzato il Giappone. Costruiscono strade, ferrovie, centrali elettriche, infrastutture; sotto il Giappone, Taiwan entra nella modernità. I giapponesi modernizzano anche la società, la scolarizzazione per esempio si impenna. Ovviamente c’è l’altra faccia della medaglia, ossia la sistematica discriminazione. I taiwanesi non sono cittadini alla pari, sono sottoposti dell’Impero Giapponese di serie B. A Taiwan non hanno diritti politici e all’inizio vige una severa segregazione tra taiwanesi e giapponesi. Nella seconda metà dell’esperienza coloniale la situazione cambia, ora il Giappone vuole l’assimilazione totale dei taiwanesi. Si punta molto sulla lingua e l’istruzione in giapponese, sul cambio dei nomi in giapponese, sul culto delle divinità shintoiste, etc etc..&#xA;&#xA;Nonostante le condizioni spesso dure del dominio giapponese, i taiwanesi, a differenze di altri popoli (come i coreani), non hanno nel complesso un giudizio estremamente negativo dell’esperienza coloniale. I 50 anni di dominio giapponese hanno profondamente plasmato la società taiwanese e anche oggi i taiwanesi sono probabilmente il popolo più nippofilo del mondo.&#xA;&#xA;Nel 1945 il Giappone, che ha perso la Seconda Guerra Mondiale, cede Taiwan alla Repubblica di Cina con a capo Chiang Kai-shek, il capo del partito nazionalista cinese Kuomintang (KMT). Circa 300.000 giapponesi sono espulsi da Taiwan e arriva l’esercito cinese e l’amministrazione cinese. I cinesi si trovano una popolazione che gira per strada in kimono e che parla giapponese, taiwanese, hakka e le lingue indigene ma non mandarino; la comunicazione è problematica. I taiwanesi passano da una iniziale gioia a un’amara realtà fatta di corruzione, violenza, disorganizzazione, soprusi; in pratica si ritrovano da un dominio coloniale all’altro, ma quello nuovo cinese è addirittura più soffocante.&#xA;&#xA;Nel 1949 la Repubblica di Cina dei nazionalisti di Chiang Kai-shek perdono il controllo dell’intera Cina, vinti dai comunisti di Mao. La Repubblica di Cina si ritira a Taiwan e con essa circa un milione di cinesi. Il lasso di tempo dal 1945 al 1949 è l’unico periodo nella storia in cui uno stato cinese (e non un impero basato in Cina) ha l’autorità su Taiwan. Nel 1949 a Taiwan inizia anche il cosiddetto terrore bianco_, ossia la legge marziale che reprime in modo arbitrario ogni minima forma di dissenso ed elimina fisicamente un’intera classe dirigente e culturale taiwanese. La legge marziale più lunga della storia, dal 1949 al 1987, che ha causato la morte di circa 20.000 persone e l’incarcerazione di circa 140.000. La dittatura del KMT su Taiwan termina in modo graduale solo nel 1992 e nel 1996 per la prima volta i taiwanesi hanno potuto eleggere il loro presidente.&#xA;&#xA;Oggi Taiwan, secondo diverse classifiche internazionali, è la democrazia più libera, o comunque una delle più libere, dell’intera Asia. Taiwan per esempio è stata la prima nazione in Asia a legalizzare i matrimoni per le persone omosessuali nel 2019. Ciononostante, si può dire che ancora oggi Taiwan soffra di una colonizzazione indiretta: Taiwan non riesce a liberarsi della Repubblica di Cina, cioè il regime riparato sull’isola dopo la Seconda Guerra Mondiale. Non riesce a liberarsene perché questo significherebbe la risposta violenta della Cina. Oggi il paradosso è che le assurde pretese imperialiste della Repubblica Popolare Cinese (in Cina) fanno sì che la vecchia nemica Repubblica di Cina (a Taiwan) sia vista come un legame contro “le derive indipendentiste” di Taiwan. Non può esserci una Repubblica di Taiwan con una costituzione centrata unicamente su Taiwan perché altrimenti il Partito Comunista Cinese griderebbe alla secessione; anche se Taiwan è già oggi a tutti gli effetti uno stato separato, con un governo, un parlamento, un esercito, una moneta, etc etc.. Taiwan deve vivere questa ambiguità di chiamarsi ancora oggi ufficialmente Repubblica di Cina perché il vicino bullo ha pretese imperialiste e non accetta la volontà dei taiwanesi di vivere, finalmente, in una democrazia liberale che vuole restare taiwanese.&#xA;&#xA;Taiwan]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://i.snap.as/9lbR5viU.jpg" alt=""/></p>

<p>Raccontare la storia di Taiwan vuol dire essenzialmente raccontare la storia di colonizzazioni, una dietro l’altra. Ogni colonizzazione ha lasciato tracce nel tessuto dell’isola e ha contribuito a formare l’unicità della società taiwanese attuale.</p>



<p>Per la stragrande maggioranza della sua storia umana, Taiwan è stata abitata unicamente da diverse popolazioni austronesiane, ci sono tracce di presenza umana già 15000 anni fa, quindicimila! Taiwan è addirittura la culla delle popolazioni austronesiane, quelle che oggi sono in Malesia, Indonesia, Filippine, Micronesia, Melanesia, Polinesia, Nuova Zelanda, Madagascar. Tutti questi popoli e le lingue che parlano hanno la loro origine a Taiwan, da qui sono partiti a ondate successive per colonizzare l’Oceano Pacifico…e il Madagascar! Oggi i popoli indigeni austronesiani di Taiwan sono circa il 3% della popolazione, circa 600.000 persone. Il governo di Taiwan oggi <strong><a href="https://www.cip.gov.tw/en/tribe/grid-list/index.html?cumid=5DD9C4959C302B9FD0636733C6861689" rel="nofollow">riconosce 16 gruppi</a></strong>, nella realtà sono di più ma il processo di riconoscimento è molto difficile e lungo.</p>

<p><img src="https://i.snap.as/CgqMAFQF.jpg" alt=""/></p>

<p>Taiwan fino al XVII secolo è fuori dalla civiltà cinese. Tradizionalmente nella cultura cinese la civiltà finiva sulle rive del mare, prendere una barca per andare ad abitare terre al di là del mare non era un’opzione presa in considerazione. Taiwan, oltre a essere la casa delle popolazioni austronesiane di cui sopra, era solo una comoda base logistica per i pirati cinesi, giapponesi e delle Ryukyu, fuori dalla giurisdizione di qualunque entità statale.</p>

<p>Nel 1624 la Compagnia delle Indie Orientali olandese (VOC) inizia la colonizzazione del sud dell’isola. Gli olandesi usano Taiwan come punto d’appoggio per commerciare con la Cina e il Giappone; commerciano anche con gli indigeni, soprattutto pelli di cervo. Gli olandesi avviano anche lo sfruttamento agricolo, per questo hanno bisogno di manodopera, dato che gli indigeni non ci pensano minimamente a diventare agricoltori. La VOC quindi incoraggia l&#39;immigrazione cinese a Taiwan. La VOC pubblicizza Taiwan ai cinesi con terreni gratuiti e un sistema esentasse; a volte pagano persino i cinesi per trasferirsi a Taiwan. Di conseguenza, flussi costanti di immigrati cinesi dal Fujian e Guangdong attraversano lo stretto e diventano coltivatori di riso e zucchero. Sono gli olandesi nel XVII secolo che iniziano la sinificazione di Taiwan.</p>

<p>Nel nord dell’isola nel frattempo c’è anche un piccola presenza spagnola, più limitata e modesta rispetto a quella olandese. Gli spagnoli durano solo dal 1626 al 1642, quando vengono cacciati dagli olandesi, preoccupati dalla prensenza di questo ingombrante vicino.</p>

<p>I missionari olandesi hanno avuto un discreto successo nel convertire al cristianesimo le popolazioni indigene e sono stati i primi occidentali a studiare le molte lingue parlate sull’isola. Quando nel XIX secolo i missionari cristiani tornano (soprattutto americani), spesso ascoltano storie tramandate di villaggi che si erano convertiti alla religione degli stranieri. L’aspetto olandese di uso quotidiano che rimane nella Taiwan di oggi sono i kah (in hokkien taiwanese), cioè l’unità di misura dei terreni, che deriva dall’olandese <strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Morgen_(unit%C3%A0_di_misura)" rel="nofollow">morgen</a></strong>.</p>

<p><img src="https://i.snap.as/c8OleikC.jpg" alt=""/></p>

<p>Nel frattempo in Cina nel 1644 la dinastia dei Ming finisce. I manciu, una popolazione nomade che abitava più o meno nell’attuale Manciuria, conquistano Pechino e fondano la dinastia Qing. Per i cinesi dell’epoca è uno shock dato che i manciu sono completamente estranei alla cultura cinese, sono dei barbari che vengono da fuori la civiltà. Nel sud della Cina nascono gruppi di lealisti Ming e uno di questi, il più importante, è quello del pirata-commerciante Koxinga (<strong><a href="https://luca-schenato.ch/koxinga-contro-tutti" rel="nofollow">il post precedente</a></strong> per la storia completa di Koxinga). Questi per assicurarsi una base dalla quale lanciare attacchi ai Qing, decide di invadere Taiwan e scacciare gli olandesi. Ci riesce. Nel 1661 gli olandesi vengono cacciati da Taiwan e nell’isola per la prima volta viene istituita un’autorità cinese, chiamato regno di Tungning. Se andate a Tainan potete vedere i resti di Fort Zeelandia degli olandesi. L’anno successivo però Koxinga muore. I suoi eredi terranno il regno fino al 1683 quando si arrenderanno ai Qing. Questi in modo molto riluttante decidono di far entrare nel loro impero la parte occidentale dell’isola, quella che si affaccia sullo stretto e quella nella quale ci sono insediamenti cinesi. I manciu sono con i piedi piantati sulla terraferma ancora più dei cinesi; acconsentono al dominio precario su metà dell’isola unicamente per evitare che tornino potenze occidentali o lealisti Ming. Nella parte orientale dell’isola le popolazioni indigene austronesiane continuano la loro vita, a differenza di quelle nella parte occidentale che sono o assimilate dai cinesi o respinte in posizioni sempre più marginali.</p>

<p>I successivi due secoli sono la storia dei Qing che provano invano a limitare l’immigrazione di cinesi verso Taiwan, i cinesi a Taiwan che rubano terreni agli indigeni ma anche il commercio e le unioni familiari tra cinesi e indigeni.</p>

<p><img src="https://i.snap.as/VODGRyOy.jpg" alt=""/></p>

<p>La situazione a Taiwan cambia in modo totale nel 1895. Dopo due secoli di controllo più sulla carta che effettivo, l’impero Qing cede Taiwan al Giappone dopo aver perso una guerra contro quest’ultimo. Taiwan diventa la prima colonia giapponese. Ai residenti cinesi di Taiwan viene data la possibilità di vendere le loro proprietà e andarsene da Taiwan entro il maggio 1897 oppure di diventare cittadini giapponesi. Dal 1895 al 1897 si stima che circa 6.400 persone abbiano venduto le loro proprietà e lasciato l’isola. I giapponesi ci metteranno diversi anni per pacificare l’isola ma attorno al 1910 hanno ormai il controllo dell’intero territorio. Sotto il dominio giapponese per la prima volta nella storia l’intera isola di Taiwan è soggetta a un unico potere.</p>

<p>Il periodo giapponese di Taiwan dura 50 anni e trasforma radicalmente tutto, sia il territorio che la società. I giapponesi modernizzano come hanno modernizzato il Giappone. Costruiscono strade, ferrovie, centrali elettriche, infrastutture; sotto il Giappone, Taiwan entra nella modernità. I giapponesi modernizzano anche la società, la scolarizzazione per esempio si impenna. Ovviamente c’è l’altra faccia della medaglia, ossia la sistematica discriminazione. I taiwanesi non sono cittadini alla pari, sono sottoposti dell’Impero Giapponese di serie B. A Taiwan non hanno diritti politici e all’inizio vige una severa segregazione tra taiwanesi e giapponesi. Nella seconda metà dell’esperienza coloniale la situazione cambia, ora il Giappone vuole l’assimilazione totale dei taiwanesi. Si punta molto sulla lingua e l’istruzione in giapponese, sul cambio dei nomi in giapponese, sul culto delle divinità shintoiste, etc etc..</p>

<p>Nonostante le condizioni spesso dure del dominio giapponese, i taiwanesi, a differenze di altri popoli (come i coreani), non hanno nel complesso un giudizio estremamente negativo dell’esperienza coloniale. I 50 anni di dominio giapponese hanno profondamente plasmato la società taiwanese e anche oggi i taiwanesi sono probabilmente il popolo più nippofilo del mondo.</p>

<p><img src="https://i.snap.as/Y00xx3Z2.jpg" alt=""/></p>

<p>Nel 1945 il Giappone, che ha perso la Seconda Guerra Mondiale, cede Taiwan alla Repubblica di Cina con a capo Chiang Kai-shek, il capo del partito nazionalista cinese Kuomintang (KMT). Circa 300.000 giapponesi sono espulsi da Taiwan e arriva l’esercito cinese e l’amministrazione cinese. I cinesi si trovano una popolazione che gira per strada in kimono e che parla giapponese, taiwanese, hakka e le lingue indigene ma non mandarino; la comunicazione è problematica. I taiwanesi passano da una iniziale gioia a un’amara realtà fatta di corruzione, violenza, disorganizzazione, soprusi; in pratica si ritrovano da un dominio coloniale all’altro, ma quello nuovo cinese è addirittura più soffocante.</p>

<p>Nel 1949 la Repubblica di Cina dei nazionalisti di Chiang Kai-shek perdono il controllo dell’intera Cina, vinti dai comunisti di Mao. La Repubblica di Cina si ritira a Taiwan e con essa circa un milione di cinesi. Il lasso di tempo dal 1945 al 1949 è l’unico periodo nella storia in cui uno stato cinese (e non un impero basato in Cina) ha l’autorità su Taiwan. Nel 1949 a Taiwan inizia anche il cosiddetto <em>terrore bianco</em>, ossia la legge marziale che reprime in modo arbitrario ogni minima forma di dissenso ed elimina fisicamente un’intera classe dirigente e culturale taiwanese. La legge marziale più lunga della storia, dal 1949 al 1987, che ha causato la morte di circa 20.000 persone e l’incarcerazione di circa 140.000. La dittatura del KMT su Taiwan termina in modo graduale solo nel 1992 e nel 1996 per la prima volta i taiwanesi hanno potuto eleggere il loro presidente.</p>

<p>Oggi Taiwan, secondo diverse classifiche internazionali, è la democrazia più libera, o comunque una delle più libere, dell’intera Asia. Taiwan per esempio è stata la prima nazione in Asia a legalizzare i matrimoni per le persone omosessuali nel 2019. Ciononostante, si può dire che ancora oggi Taiwan soffra di una colonizzazione indiretta: Taiwan non riesce a liberarsi della Repubblica di Cina, cioè il regime riparato sull’isola dopo la Seconda Guerra Mondiale. Non riesce a liberarsene perché questo significherebbe la risposta violenta della Cina. Oggi il paradosso è che le assurde pretese imperialiste della Repubblica Popolare Cinese (in Cina) fanno sì che la vecchia nemica Repubblica di Cina (a Taiwan) sia vista come un legame contro “le derive indipendentiste” di Taiwan. Non può esserci una Repubblica di Taiwan con una costituzione centrata unicamente su Taiwan perché altrimenti il Partito Comunista Cinese griderebbe alla secessione; anche se Taiwan è già oggi a tutti gli effetti uno stato separato, con un governo, un parlamento, un esercito, una moneta, etc etc.. Taiwan deve vivere questa ambiguità di chiamarsi ancora oggi ufficialmente Repubblica di Cina perché il vicino bullo ha pretese imperialiste e non accetta la volontà dei taiwanesi di vivere, finalmente, in una democrazia liberale che vuole restare taiwanese.</p>

<p><img src="https://i.snap.as/WlPxF391.jpg" alt=""/></p>

<p><a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:Taiwan" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Taiwan</span></a></p>
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      <pubDate>Thu, 08 Aug 2024 10:41:45 +0000</pubDate>
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      <title>Koxinga contro tutti</title>
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      <description>&lt;![CDATA[&#xA;&#xA;Koxinga è stato un importantissimo leader, brillante e sadico, del XVII secolo che forse, in quanto occidentali, non conoscete.&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Koxinga (vero nome Zheng Cheng-Gong) nacque nel 1624. Figlio di un self-made man a capo di un impero commerciale-piratesco dell&#39;Asia Orientale (all&#39;epoca le cose erano più sfumate) più grande delle Compagnie delle Indie Orientali inglesi e olandesi e successivamente reclutato come ufficiale dall&#39;Impero Ming (non era raro per i pirati essere integrati nei ranghi ufficiali). Nacque in Giappone, vicino a Nagasaki, infatti sua madre era giapponese (suo padre commerciava anche in Giappone) e visse lì fino all&#39;età di sette anni per poi essere portato da suo padre in Cina.&#xA;&#xA;Nel 1644, i Manciù, una popolazione nomade proveniente più o meno dall&#39;attuale Manciuria (all&#39;epoca fuori dalla Cina) sconfiggono i Ming e fondano la nuova dinastia Qing. Nel sud della Cina emergono gruppi di lealisti Ming, uno dei quali è guidato dalla nostra famiglia Zheng. Nel 1646 il padre di Koxinga si arrende ai Qing, viene fatto prigioniero e scrive al figlio di fare lo stesso. Il figlio risponde: non se ne parla. I Qing attaccano Anping, la città che è la base della sua famiglia. Sua madre (che aveva lasciato il Giappone per ricongiungesi con il figlio) si uccide per non essere fatta prigioniera. Per Koxinga la questione diventa estremamente personale.&#xA;&#xA;All&#39;inizio, le numerose vittorie di Koxinga contro i Qing sono così importanti che sembra che questi ultimi stiano per abbandonare Pechino per rifugiarsi in Manciuria. Koxinga è un comandante eccezionale, tuttavia anche lui non è privo di difetti, come il fatto che ha un debole per le esecuzioni. Sono frequenti i casi in cui fa giustiziare i suoi subordinati anche per i più piccoli errori. Oltre a ciò, ha un carattere davvero schifoso: irascibile, prepotente, capriccioso. Dopo molte vittorie, Koxinga commette un errore: annuncia la “battaglia finale” di Nanchino troppo presto e dà ai Qing il tempo di organizzarsi. Infatti non riesce a conquistare la città; se ci fosse riuscito, probabilmente i Qing non sarebbero stati l&#39;ultima dinastia dell&#39;Impero cinese.&#xA;&#xA;Nel 1661 per assicurarsi un territorio sicuro da cui lanciare attacchi ai Qing, Koxinga attacca gli olandesi (più precisamente la Compagnia olandese delle Indie orientali, VOC) nella loro colonia di Taiwan. Taiwan, o meglio, una piccola parte di Taiwan era una colonia della VOC dal 1624. Quando gli olandesi arrivarono, c&#39;erano poche migliaia di cinesi e le varie popolazioni indigene austronesiane che abitavano sull’isola da millenni. Taiwan era un&#39;isola non rivendicata da nessuno stato, era usata come base d’appoggio per i pirati cinesi, giapponesi e di Okinawa ed era quindi anche un buon punto per il commercio con la Cina e il Giappone. Gli olandesi quindi pensarono: perché non farlo? Sono gli olandesi a favorire l&#39;immigrazione cinese a Taiwan, per sviluppare l&#39;agricoltura e l&#39;economia dell&#39;isola. Sono stati gli olandesi a far arrivare i cinesi sull’isola.&#xA;&#xA;Il 2 aprile 1661 Koxinga arriva a Taiwan, vicino all&#39;attuale città di Tainan, con circa 25.000 soldati. Il 4 aprile conquista il forte più piccolo, Fort Provintia. Il 7 aprile inizia l&#39;assedio del forte principale, Fort Zeelandia. Gli olandesi partono con coraggio perché hanno di fronte “solo” i cinesi, non un esercito di “persone civilizzate”. Col tempo però le cose cominciano ad andare male, anche perché da Batavia (l&#39;attuale Giacarta, capitale della VOC) non sembrano arrivare rinforzi.&#xA;&#xA;I rinforzi olandesi, invece, arrivano due volte, a luglio e a ottobre. Ma entrambe le volte è un disastro per gli olandesi. L&#39;esercito di Koxinga li sconfigge per 2 a 0, ora a Fort Zeeland l&#39;umore è pessimo. Da entrambe le parti si registrano casi di comportamento barbaro alimentato dalla durata dell&#39;assedio: un medico olandese viviseziona i prigionieri cinesi, le truppe di Koxinga mutilano i prigionieri olandesi ancora vivi (genitali, orecchie, ecc.) e ne catapultano i pezzi dentro Forte Zeelandia. Tra i numerosi prigionieri di Koxinga c&#39;è il missionario Antonius Hambroek, sua moglie e le sue due figlie. Hambroek viene inviato a Fort Zeelandia per mediare la resa ma fallisce, quando torna al campo di Koxinga viene decapitato e le sue figlie diventano concubine. In generale molti prigionieri olandesi, compresi i bambini, diventano schiavi o, se donne, concubine; alltri invece vengono crocifissi o muoiono di stenti.&#xA;&#xA;La svolta: nel gennaio 1662 un disertore tedesco arriva al campo di Koxinga e fornisce preziose soffiate sui punti deboli del forte. Di conseguenza, messi di fronte all’inevitabilità della sconfitta, il 1 febbraio gli olandesi sono costretti ad arrendersi: possono partire con i loro beni e lasciare l&#39;isola. Il periodo olandese a Taiwan si conclude. Subito dopo la conquista, Koxinga, non privo di spavalderia, punta alle Filippine (colonia spagnola). Invia il frate italiano Vittorio Riccio a negoziare con gli spagnoli; naturalmente gli spagnoli dicono di no e il frate si prepara a tornare sapendo che la sua testa rotolerà. Tuttavia nel giugno del 1662, mentre il frate è in viaggio, Koxinga muore di malaria all&#39;età di 37 anni, probabilmente già affetto da pazzia forse dovuta alla sifilide. Ha goduto della conquista di Taiwan solo per pochi mesi.&#xA;&#xA;La famiglia di Koxinga tenne l&#39;isola fino al 1683, quando si arrese ai Qing, che non avevano nessun motivo nel conquistarla se non quello di eliminare del tutto i lealisti Ming. I Qing si impadronirono quindi a malincuore della metà occidentale dell&#39;isola, ma non dell&#39;intera isola: la parte orientale sarebbe rimasta un&#39;area controllata dalle popolazioni indigene fino al periodo giapponese di Taiwan (1895-1945). Quindi, quando si sente dire dai cinesi che Taiwan fa parte della Cina fin dall&#39;antichità è semplicemente una balla, mistificazione, propaganda.&#xA;&#xA;Koxinga è stato a Taiwan per poco più di un anno ma ha avuto un ruolo cruciale sulla storia dell’isola. Se non fosse arrivato Koxinga, gli olandesi sarebbero rimasti sull’isola e sicuramente la storia di Taiwan sarebbe stata enormemente diversa.&#xA;&#xA;Taiwan]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://i.snap.as/Rt2mWKHS.jpeg" alt=""/></p>

<p>Koxinga è stato un importantissimo leader, brillante e sadico, del XVII secolo che forse, in quanto occidentali, non conoscete.</p>



<p>Koxinga (vero nome Zheng Cheng-Gong) nacque nel 1624. Figlio di un self-made man a capo di un impero commerciale-piratesco dell&#39;Asia Orientale (all&#39;epoca le cose erano più sfumate) più grande delle Compagnie delle Indie Orientali inglesi e olandesi e successivamente reclutato come ufficiale dall&#39;Impero Ming (non era raro per i pirati essere integrati nei ranghi ufficiali). Nacque in Giappone, vicino a Nagasaki, infatti sua madre era giapponese (suo padre commerciava anche in Giappone) e visse lì fino all&#39;età di sette anni per poi essere portato da suo padre in Cina.</p>

<p>Nel 1644, i Manciù, una popolazione nomade proveniente più o meno dall&#39;attuale Manciuria (all&#39;epoca fuori dalla Cina) sconfiggono i Ming e fondano la nuova dinastia Qing. Nel sud della Cina emergono gruppi di lealisti Ming, uno dei quali è guidato dalla nostra famiglia Zheng. Nel 1646 il padre di Koxinga si arrende ai Qing, viene fatto prigioniero e scrive al figlio di fare lo stesso. Il figlio risponde: non se ne parla. I Qing attaccano Anping, la città che è la base della sua famiglia. Sua madre (che aveva lasciato il Giappone per ricongiungesi con il figlio) si uccide per non essere fatta prigioniera. Per Koxinga la questione diventa estremamente personale.</p>

<p>All&#39;inizio, le numerose vittorie di Koxinga contro i Qing sono così importanti che sembra che questi ultimi stiano per abbandonare Pechino per rifugiarsi in Manciuria. Koxinga è un comandante eccezionale, tuttavia anche lui non è privo di difetti, come il fatto che ha un debole per le esecuzioni. Sono frequenti i casi in cui fa giustiziare i suoi subordinati anche per i più piccoli errori. Oltre a ciò, ha un carattere davvero schifoso: irascibile, prepotente, capriccioso. Dopo molte vittorie, Koxinga commette un errore: annuncia la “battaglia finale” di Nanchino troppo presto e dà ai Qing il tempo di organizzarsi. Infatti non riesce a conquistare la città; se ci fosse riuscito, probabilmente i Qing non sarebbero stati l&#39;ultima dinastia dell&#39;Impero cinese.</p>

<p>Nel 1661 per assicurarsi un territorio sicuro da cui lanciare attacchi ai Qing, Koxinga attacca gli olandesi (più precisamente la Compagnia olandese delle Indie orientali, VOC) nella loro colonia di Taiwan. Taiwan, o meglio, una piccola parte di Taiwan era una colonia della VOC dal 1624. Quando gli olandesi arrivarono, c&#39;erano poche migliaia di cinesi e le varie popolazioni indigene austronesiane che abitavano sull’isola da millenni. Taiwan era un&#39;isola non rivendicata da nessuno stato, era usata come base d’appoggio per i pirati cinesi, giapponesi e di Okinawa ed era quindi anche un buon punto per il commercio con la Cina e il Giappone. Gli olandesi quindi pensarono: perché non farlo? Sono gli olandesi a favorire l&#39;immigrazione cinese a Taiwan, per sviluppare l&#39;agricoltura e l&#39;economia dell&#39;isola. Sono stati gli olandesi a far arrivare i cinesi sull’isola.</p>

<p>Il 2 aprile 1661 Koxinga arriva a Taiwan, vicino all&#39;attuale città di Tainan, con circa 25.000 soldati. Il 4 aprile conquista il forte più piccolo, Fort Provintia. Il 7 aprile inizia l&#39;assedio del forte principale, Fort Zeelandia. Gli olandesi partono con coraggio perché hanno di fronte “solo” i cinesi, non un esercito di “persone civilizzate”. Col tempo però le cose cominciano ad andare male, anche perché da Batavia (l&#39;attuale Giacarta, capitale della VOC) non sembrano arrivare rinforzi.</p>

<p>I rinforzi olandesi, invece, arrivano due volte, a luglio e a ottobre. Ma entrambe le volte è un disastro per gli olandesi. L&#39;esercito di Koxinga li sconfigge per 2 a 0, ora a Fort Zeeland l&#39;umore è pessimo. Da entrambe le parti si registrano casi di comportamento barbaro alimentato dalla durata dell&#39;assedio: un medico olandese viviseziona i prigionieri cinesi, le truppe di Koxinga mutilano i prigionieri olandesi ancora vivi (genitali, orecchie, ecc.) e ne catapultano i pezzi dentro Forte Zeelandia. Tra i numerosi prigionieri di Koxinga c&#39;è il missionario Antonius Hambroek, sua moglie e le sue due figlie. Hambroek viene inviato a Fort Zeelandia per mediare la resa ma fallisce, quando torna al campo di Koxinga viene decapitato e le sue figlie diventano concubine. In generale molti prigionieri olandesi, compresi i bambini, diventano schiavi o, se donne, concubine; alltri invece vengono crocifissi o muoiono di stenti.</p>

<p>La svolta: nel gennaio 1662 un disertore tedesco arriva al campo di Koxinga e fornisce preziose soffiate sui punti deboli del forte. Di conseguenza, messi di fronte all’inevitabilità della sconfitta, il 1 febbraio gli olandesi sono costretti ad arrendersi: possono partire con i loro beni e lasciare l&#39;isola. Il periodo olandese a Taiwan si conclude. Subito dopo la conquista, Koxinga, non privo di spavalderia, punta alle Filippine (colonia spagnola). Invia il frate italiano Vittorio Riccio a negoziare con gli spagnoli; naturalmente gli spagnoli dicono di no e il frate si prepara a tornare sapendo che la sua testa rotolerà. Tuttavia nel giugno del 1662, mentre il frate è in viaggio, Koxinga muore di malaria all&#39;età di 37 anni, probabilmente già affetto da pazzia forse dovuta alla sifilide. Ha goduto della conquista di Taiwan solo per pochi mesi.</p>

<p>La famiglia di Koxinga tenne l&#39;isola fino al 1683, quando si arrese ai Qing, che non avevano nessun motivo nel conquistarla se non quello di eliminare del tutto i lealisti Ming. I Qing si impadronirono quindi a malincuore della metà occidentale dell&#39;isola, ma non dell&#39;intera isola: la parte orientale sarebbe rimasta un&#39;area controllata dalle popolazioni indigene fino al periodo giapponese di Taiwan (1895-1945). Quindi, quando si sente dire dai cinesi che Taiwan fa parte della Cina fin dall&#39;antichità è semplicemente una balla, mistificazione, propaganda.</p>

<p>Koxinga è stato a Taiwan per poco più di un anno ma ha avuto un ruolo cruciale sulla storia dell’isola. Se non fosse arrivato Koxinga, gli olandesi sarebbero rimasti sull’isola e sicuramente la storia di Taiwan sarebbe stata enormemente diversa.</p>

<p><a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:Taiwan" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Taiwan</span></a></p>
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      <guid>https://luca-schenato.writeas.com/koxinga-contro-tutti</guid>
      <pubDate>Mon, 29 Jul 2024 06:27:24 +0000</pubDate>
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      <title>Taiwan percepita e Taiwan reale</title>
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      <description>&lt;![CDATA[&#xA;&#xA;È alienante vivere ogni anno per due mesi senza problemi a Taiwan e sentirsi dire in modo scherzoso da persone che vivono in Europa cose come &#34;ah, non sono ancora sbarcati i cinesi?&#34;.&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Dopo aver fatto la battuta, di solito diventano seri e chiedono cose come &#34;com&#39;è la situazione? Come la vive la gente?&#34;. La realtà è che i taiwanesi non pensano all&#39;invasione cinese. Questa nazione insulare non vive nella paura, guardando l&#39;orizzonte per vedere se gli invasori stanno arrivando. Questo non vuol dire che i taiwanesi non pensino al futuro, anche con preoccupazione, ma la realtà della vita quotidiana è che la Cina non è presente, non c’è, non affolla la mente delle persone. Anche quando il regime bullo manda i suoi jet sulle acque taiwanesi, la gente alza le spalle e si interessa ad altro, come il costo astronomico delle case.&#xA;&#xA;È alienante vedere come la prospettiva di chi non vive a Taiwan sia così diversa da quella di chi ci vive. Oltre che alienante, è anche abbastanza allarmante. Come residente temporaneo, mi chiedo come mi comporterei se fossi un residente permanente. Avrei paura di un&#39;invasione cinese? Avrei paura che il mio mondo, le mie libertà, il mio modo di vivere possano scomparire dall’oggi al domani? Non lo so. La mia esperienza si basa sul vivere in Europa occidentale, non posso mettermi al 100% nella testa di chi è nato e cresciuto qui. Taiwan è stato definito il luogo più pericoloso della Terra dall’Economist, il che è francamente ridicolo perché vivendo qui non ci si sente affatto in pericolo. Al contrario invece, Taiwan è la preda che il vicino bullo al di là dello stretto di mare vorrebbe e per questa preda potrebbe scatenare una guerra mondiale. Quindi, Taiwan subisce il pericolo del vicino bullo, non è il fautore del pericolo. Le parole sono importanti, la realtà è che Taiwan è la vittima del vicino bullo. Se la persona A vuole solo vivere in pace mentre la persona B minaccia continuamente di renderla schiava con la violenza se A non si sottomette volontariamente, chi è la persona pericolosa? Stiamo attenti a non fare victim blaming. La Cina è il pericolo, non Taiwan.&#xA;&#xA;La realtà sul campo, secondo gli analisti che conoscono la faccenda, è che nel breve-medio termine la Cina starà buona. C’è da considerare invece il lungo termine. Per la stragrande maggioranza dei taiwanesi la questione è molto semplice: Taiwan è una nazione libera, la Cina è un&#39;altra nazione, che è una dittatura. Purtroppo, il Partito Comunista Cinese non è un agente completamente razionale. Soprattutto ora che al comando c&#39;è un uomo solo che resterà in carica per molto tempo. I taiwanesi hanno ragione a vivere la loro vita senza paranoie quotidiane, gli europei/americani/ecc. hanno torto a pensare che l&#39;invasione cinese sia questione di giorni, ma tutti noi dobbiamo comunque fare i conti con il lungo termine di un regime totalitario che pretende che la volontà di 23 milioni di persone non valga nulla. La storia ci ha insegnato che i bulli capiscono un solo linguaggio, quello della violenza. Se le democrazie liberali dicessero chiaramente e senza mezzi termini che un&#39;invasione cinese di Taiwan non sarebbe tollerata, forse il bullo starebbe un po&#39; più tranquillo.&#xA;&#xA;Taiwan]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://i.snap.as/nThGYz87.jpg" alt=""/></p>

<p>È alienante vivere ogni anno per due mesi senza problemi a Taiwan e sentirsi dire in modo scherzoso da persone che vivono in Europa cose come “ah, non sono ancora sbarcati i cinesi?”.</p>



<p>Dopo aver fatto la battuta, di solito diventano seri e chiedono cose come “com&#39;è la situazione? Come la vive la gente?”. La realtà è che i taiwanesi non pensano all&#39;invasione cinese. Questa nazione insulare non vive nella paura, guardando l&#39;orizzonte per vedere se gli invasori stanno arrivando. Questo non vuol dire che i taiwanesi non pensino al futuro, anche con preoccupazione, ma la realtà della vita quotidiana è che la Cina non è presente, non c’è, non affolla la mente delle persone. Anche quando il regime bullo manda i suoi jet sulle acque taiwanesi, la gente alza le spalle e si interessa ad altro, come il costo astronomico delle case.</p>

<p>È alienante vedere come la prospettiva di chi non vive a Taiwan sia così diversa da quella di chi ci vive. Oltre che alienante, è anche abbastanza allarmante. Come residente temporaneo, mi chiedo come mi comporterei se fossi un residente permanente. Avrei paura di un&#39;invasione cinese? Avrei paura che il mio mondo, le mie libertà, il mio modo di vivere possano scomparire dall’oggi al domani? Non lo so. La mia esperienza si basa sul vivere in Europa occidentale, non posso mettermi al 100% nella testa di chi è nato e cresciuto qui. Taiwan è stato definito il luogo più pericoloso della Terra dall’Economist, il che è francamente ridicolo perché vivendo qui non ci si sente affatto in pericolo. Al contrario invece, Taiwan è la preda che il vicino bullo al di là dello stretto di mare vorrebbe e per questa preda potrebbe scatenare una guerra mondiale. Quindi, Taiwan subisce il pericolo del vicino bullo, non è il fautore del pericolo. Le parole sono importanti, la realtà è che Taiwan è la vittima del vicino bullo. Se la persona A vuole solo vivere in pace mentre la persona B minaccia continuamente di renderla schiava con la violenza se A non si sottomette volontariamente, chi è la persona pericolosa? Stiamo attenti a non fare victim blaming. La Cina è il pericolo, non Taiwan.</p>

<p>La realtà sul campo, secondo gli analisti che conoscono la faccenda, è che nel breve-medio termine la Cina starà buona. C’è da considerare invece il lungo termine. Per la stragrande maggioranza dei taiwanesi la questione è molto semplice: Taiwan è una nazione libera, la Cina è un&#39;altra nazione, che è una dittatura. Purtroppo, il Partito Comunista Cinese non è un agente completamente razionale. Soprattutto ora che al comando c&#39;è un uomo solo che resterà in carica per molto tempo. I taiwanesi hanno ragione a vivere la loro vita senza paranoie quotidiane, gli europei/americani/ecc. hanno torto a pensare che l&#39;invasione cinese sia questione di giorni, ma tutti noi dobbiamo comunque fare i conti con il lungo termine di un regime totalitario che pretende che la volontà di 23 milioni di persone non valga nulla. La storia ci ha insegnato che i bulli capiscono un solo linguaggio, quello della violenza. Se le democrazie liberali dicessero chiaramente e senza mezzi termini che un&#39;invasione cinese di Taiwan non sarebbe tollerata, forse il bullo starebbe un po&#39; più tranquillo.</p>

<p><a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:Taiwan" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Taiwan</span></a></p>
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      <guid>https://luca-schenato.writeas.com/taiwan-percepita-e-taiwan-reale</guid>
      <pubDate>Wed, 17 Jul 2024 09:24:45 +0000</pubDate>
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      <title>Così vuoi fare affari in Asia Orientale... </title>
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      <description>&lt;![CDATA[&#xA;&#xA;Ormai ho, purtroppo, un considerevole numero di anni di esperienza per quanto riguarda l’acquisto da fornitori in Asia Orientale, e, in generale, il costruire una relazione commerciale con grandi gruppi industriali là localizzati. Ho e ho avuto a che fare con Cina, Giappone e soprattutto Taiwan (la Corea purtroppo no, non ho mai avuto occasione).&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;L’esperienza mi ha insegnato diverse cose e voglio condividere qualche aspetto importante, sempre parlando per ampie generalizzazioni ovviamente. Innanzitutto, presentarsi in modo corretto è importante. Può sembrare una facezie per noi europei abituati a darci del tu due minuti dopo esserci conosciuti, ma la forma in Asia Orientale è importante. Il biglietto da visita va dato con due mani come nella foto qua sopra. Mentre lo si offre al nostro interlocutore ci si presenta e quando si riceve il suo biglietto lo si legge per qualche secondo fingendosi interessati.&#xA;&#xA;In Asia Orientale negli uffici ci lavora, per i nostri standard, tanta gente. Veramente tanta. I cubicoli distopici vanno ancora alla grande e c’è…tanta gente; almeno il doppio rispetto a un ufficio di un’azienda europea (ma direi tre volte tanto) di dimensioni simili. È perciò necessario individuare il giusto interlocutore. Può essere semplice, dato che si paleserà da solo automaticamente, per esempio come persona incaricata della tua area geografica ma è sempre utile in un secondo tempo capire chi è il suo superiore e se ci sono altre persone di pari mansioni che possono esserci utili, magari che lavorano in un altro ufficio. Spesso non è così semplice dato che le grandi aziende in Asia Orientale tendono ad avere problemi di comunicazione interna.&#xA;&#xA;Le grandi aziende dell’Asia Orientale, sempre generalizzando, tendono a essere a compartimenti stagni: la comunicazione e la cooperazione tra diversi uffici e divisioni può essere molto problematica e non è raro che divisioni diverse con prodotti simili si facciano concorrenza.&#xA;&#xA;Quello che vedete negli anime o nelle serie giapponesi quando ci sono gli impiegati e i capi che vanno a bere fuori quasi ogni sera dopo l’orario d’ufficio per rinsaldare i rapporti è abbastanza vero. Tra i picchi della mia carriera lavorativa c’è stato sicuramente fare una autentica serata insieme a dei salarymen giapponesi a Tokyo, cioè bere fino a notte tarda parlando di cazzate. A pensare di farlo spesso mi sembra una vita infernale, infatti le cose stanno lentamente cambiando e anche in Giappone sta avanzando quella benedetta cosa che è la divisione lavoro/tempo libero.&#xA;&#xA;Non bisogna pensare di arrivare e spaccare il mondo. In Asia Orientale non ci sono cowboy, le cose vanno fatte un passo alla volta. Può capitare, soprattutto all’inizio della nostra esperienza in Asia Orientale, che quella che viene percepita come lentezza possa risultare insopportabile, uno spreco di tempo e di opportunità. Tuttavia con il tempo si arriva ad apprezzare questo essere cauti e costruire solidità; almeno, io lo apprezzo.&#xA;&#xA;Infine, una cosa che confonde spesso gli occidentali in Asia Orientale è non capire quando l’interlocutore dice no. Sempre generalizzando, è difficile che al lavoro un asiatico ci dica un chiaro e semplice no. Se proponiamo qualcosa di orribile, ci verrà detto qualcosa come “interessante, lo considereremo” o “possiamo parlarne in futuro”. Sta a noi capire quando questo è semplicemente un cortese no.&#xA;&#xA;#Taiwan #Giappone #Cina]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://i.snap.as/4MZi9wGw.jpg" alt=""/></p>

<p>Ormai ho, purtroppo, un considerevole numero di anni di esperienza per quanto riguarda l’acquisto da fornitori in Asia Orientale, e, in generale, il costruire una relazione commerciale con grandi gruppi industriali là localizzati. Ho e ho avuto a che fare con Cina, Giappone e soprattutto Taiwan (la Corea purtroppo no, non ho mai avuto occasione).</p>



<p>L’esperienza mi ha insegnato diverse cose e voglio condividere qualche aspetto importante, sempre parlando per ampie generalizzazioni ovviamente. Innanzitutto, <strong>presentarsi in modo corretto è importante</strong>. Può sembrare una facezie per noi europei abituati a darci del tu due minuti dopo esserci conosciuti, ma la forma in Asia Orientale è importante. Il biglietto da visita va dato con due mani come nella foto qua sopra. Mentre lo si offre al nostro interlocutore ci si presenta e quando si riceve il suo biglietto lo si legge per qualche secondo fingendosi interessati.</p>

<p>In Asia Orientale negli uffici ci lavora, per i nostri standard, tanta gente. Veramente tanta. I cubicoli distopici vanno ancora alla grande e c’è…tanta gente; almeno il doppio rispetto a un ufficio di un’azienda europea (ma direi tre volte tanto) di dimensioni simili. È perciò necessario <strong>individuare il giusto interlocutore</strong>. Può essere semplice, dato che si paleserà da solo automaticamente, per esempio come persona incaricata della tua area geografica ma è sempre utile in un secondo tempo capire chi è il suo superiore e se ci sono altre persone di pari mansioni che possono esserci utili, magari che lavorano in un altro ufficio. Spesso non è così semplice dato che le grandi aziende in Asia Orientale tendono ad avere problemi di comunicazione interna.</p>

<p>Le grandi aziende dell’Asia Orientale, sempre generalizzando, tendono a essere <strong>a compartimenti stagni</strong>: la comunicazione e la cooperazione tra diversi uffici e divisioni può essere molto problematica e non è raro che divisioni diverse con prodotti simili si facciano concorrenza.</p>

<p>Quello che vedete negli anime o nelle serie giapponesi quando ci sono gli impiegati e i capi che vanno <strong>a bere fuori quasi ogni sera dopo l’orario d’ufficio</strong> per rinsaldare i rapporti è abbastanza vero. Tra i picchi della mia carriera lavorativa c’è stato sicuramente fare una autentica serata insieme a dei salarymen giapponesi a Tokyo, cioè bere fino a notte tarda parlando di cazzate. A pensare di farlo spesso mi sembra una vita infernale, infatti le cose stanno lentamente cambiando e anche in Giappone sta avanzando quella benedetta cosa che è la divisione lavoro/tempo libero.</p>

<p>Non bisogna pensare di arrivare e spaccare il mondo. In Asia Orientale non ci sono cowboy, le cose vanno fatte <strong>un passo alla volta</strong>. Può capitare, soprattutto all’inizio della nostra esperienza in Asia Orientale, che quella che viene percepita come lentezza possa risultare insopportabile, uno spreco di tempo e di opportunità. Tuttavia con il tempo si arriva ad apprezzare questo essere cauti e costruire solidità; almeno, io lo apprezzo.</p>

<p>Infine, una cosa che confonde spesso gli occidentali in Asia Orientale è <strong>non capire quando l’interlocutore dice no</strong>. Sempre generalizzando, è difficile che al lavoro un asiatico ci dica un chiaro e semplice no. Se proponiamo qualcosa di orribile, ci verrà detto qualcosa come “interessante, lo considereremo” o “possiamo parlarne in futuro”. Sta a noi capire quando questo è semplicemente un cortese no.</p>

<p><a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:Taiwan" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Taiwan</span></a> <a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:Giappone" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Giappone</span></a> <a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:Cina" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Cina</span></a></p>
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      <guid>https://luca-schenato.writeas.com/cosi-vuoi-fare-affari-in-asia-orientale</guid>
      <pubDate>Fri, 28 Jun 2024 09:51:05 +0000</pubDate>
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      <title>Taiwan cosa?</title>
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      <description>&lt;![CDATA[&#xA;&#xA;In vista della 77esima assemblea annuale dell’Onu a Ginevra il 27 maggio, due giornaliste della CNA di Taiwan hanno richiesto un pass all’inizio di maggio. Tian Si-ru (corrispondente a Bruxelles) e Judy Tseng (corrispondente a Parigi) hanno selezionato “Thailandia” e “Tuvalu” nella sezione “Paese” del modulo di domanda, poiché sul portale online non era disponibile l’opzione “Taiwan”, e poi scritto “Taiwan (Repubblica di Cina)” nelle note.&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Il 9 e il 10 maggio sono state inviate due risposte, in cui si intimava alla coppia di fornire “un passaporto ufficiale cinese conforme alle politiche delle Nazioni Unite e alle indicazioni delle risoluzioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite”. Dopo aver quindi presentato i loro passaporti taiwanesi con i relativi documenti di supporto, non hanno ricevuto alcuna risposta.&#xA;&#xA;È poco risaputo che i taiwanesi, cittadini dello Stato più democratico dell’Asia e l’unico che riconosce il matrimonio per persone dello stesso sesso, non possono entrare negli edifici dell’Onu dato che hanno l’enorme sfiga di avere come vicino un bullo imperialista. Lo stesso bullo imperialista che recentemente ha mostrato i suoi muscoli da bullo facendo un’esercitazione militare attorno all’isola democratica e libera. I bulli questo fanno, conoscono solo il linguaggio della violenza. Come ci si comporta con i bulli che bullizzano i piccolini? Si fa squadra e si dice al bullo di smetterla. Le democrazie liberali hanno il dovere morale di mettersi davanti alla piccola democrazia liberale taiwanese per difenderla dal bullo.&#xA;&#xA;Bene riconoscere l’eventuale Stato di Palestina ma c’è uno Stato democratico funzionante che risulta inesistente all’Onu. Questo non depone per niente a favore dell’immagine e dell’autorevolezza dell’Onu.&#xA;&#xA;---&#xA;&#xA;Questo il testo che ho mandato a La Regione, quotidiano del canton Ticino, e che è stato pubblicato il 27 maggio. È da un po’ che ho deciso che quando ci sono notizie su Taiwan che sono importanti ma hanno poca eco alle nostre latitudini, io prendo la tastiera e scrivo una letterina per presentare il punto di vista di Taiwan. È mezza goccia nell’oceano ma è importante divulgare il più possibile quella che è la situazione della democrazia liberale taiwanese bullizzata dal regime al di là dello stretto di Taiwan.&#xA;&#xA;#Taiwan #Cina]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://i.snap.as/EJG0qAWZ.jpg" alt=""/></p>

<p>In vista della 77esima assemblea annuale dell’Onu a Ginevra il 27 maggio, due giornaliste della CNA di Taiwan hanno richiesto un pass all’inizio di maggio. Tian Si-ru (corrispondente a Bruxelles) e Judy Tseng (corrispondente a Parigi) hanno selezionato “Thailandia” e “Tuvalu” nella sezione “Paese” del modulo di domanda, poiché sul portale online non era disponibile l’opzione “Taiwan”, e poi scritto “Taiwan (Repubblica di Cina)” nelle note.</p>



<p>Il 9 e il 10 maggio sono state inviate due risposte, in cui si intimava alla coppia di fornire “un passaporto ufficiale cinese conforme alle politiche delle Nazioni Unite e alle indicazioni delle risoluzioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite”. Dopo aver quindi presentato i loro passaporti taiwanesi con i relativi documenti di supporto, non hanno ricevuto alcuna risposta.</p>

<p>È poco risaputo che i taiwanesi, cittadini dello Stato più democratico dell’Asia e l’unico che riconosce il matrimonio per persone dello stesso sesso, non possono entrare negli edifici dell’Onu dato che hanno l’enorme sfiga di avere come vicino un bullo imperialista. Lo stesso bullo imperialista che recentemente ha mostrato i suoi muscoli da bullo facendo un’esercitazione militare attorno all’isola democratica e libera. I bulli questo fanno, conoscono solo il linguaggio della violenza. Come ci si comporta con i bulli che bullizzano i piccolini? Si fa squadra e si dice al bullo di smetterla. Le democrazie liberali hanno il dovere morale di mettersi davanti alla piccola democrazia liberale taiwanese per difenderla dal bullo.</p>

<p>Bene riconoscere l’eventuale Stato di Palestina ma c’è uno Stato democratico funzionante che risulta inesistente all’Onu. Questo non depone per niente a favore dell’immagine e dell’autorevolezza dell’Onu.</p>

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<p>Questo il testo che ho mandato a <a href="www.laregione.ch" rel="nofollow">La Regione</a>, quotidiano del canton Ticino, e che è stato pubblicato il 27 maggio. È da un po’ che ho deciso che quando ci sono notizie su Taiwan che sono importanti ma hanno poca eco alle nostre latitudini, io prendo la tastiera e scrivo una letterina per presentare il punto di vista di Taiwan. È mezza goccia nell’oceano ma è importante divulgare il più possibile quella che è la situazione della democrazia liberale taiwanese bullizzata dal regime al di là dello stretto di Taiwan.</p>

<p><a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:Taiwan" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Taiwan</span></a> <a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:Cina" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Cina</span></a></p>
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      <guid>https://luca-schenato.writeas.com/taiwan-cosa</guid>
      <pubDate>Wed, 29 May 2024 18:16:52 +0000</pubDate>
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