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    <title>Cina &amp;mdash; Luca Schenato</title>
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    <pubDate>Mon, 18 May 2026 07:21:22 +0000</pubDate>
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      <title>Cina &amp;mdash; Luca Schenato</title>
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      <title>Il business as usual deve finire</title>
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      <description>&lt;![CDATA[&#xA;&#xA;Dopo i consueti luglio e agosto passati a Taiwan per lavoro/studio/vacanza, io, mia moglie e mio figlio fra poco torneremo a casa in Ticino.&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;È sempre bello tornare a casa e riaggiustarsi alla quotidianità di Giubiasco dopo che ci siamo costruiti una quotidianità a Linkou, un tranquillo quartiere di Nuova Taipei che, con i suoi 130’000 abitanti, ha da solo più del doppio degli abitanti di Lugano. Salutati gli amici taiwanesi e affidate a loro le nostre sempre più abbondanti cose prese per il piccolo appartamento in affitto, siamo pronti a ricominciare la nostra vita a latitudini più temperate.&#xA;&#xA;È stata la nostra quarta estate a Taiwan e per me, che da più di un decennio la frequento brevemente anche durante le altre stagioni, è una seconda casa.&#xA;&#xA;Dopo aver letto il contributo di Erkin Zunun sull’edizione del 16 agosto, ho avuto la riconferma che quando si tratta di Cina lo standard europeo dei diritti umani non si applica. Sono decenni che sappiamo che la Cina si comporta in modo mostruoso con i suoi stessi cittadini, siano essi tibetani, uiguri, dissidenti, etc etc. Eppure, business as usual. Non vorrei che nel lungo periodo la Cina si sentisse così sicura di sé e così sicura delle non-conseguenze che possa decidere di invadere la mia seconda casa, cioè l’isola-nazione democratica e libera che la Cina, per un insensato nazionalismo imperialista, pensa sia sua. Io penso che di fronte al risveglio degli imperialismi autoritari (vedi Russia con Ucraina), il business as usual non sia più tollerabile: le democrazie liberali devono capire che è una questione di sopravvivenza.&#xA;&#xA;---&#xA;&#xA;Contributo pubblicato nell’edizione del 23 agosto de La Regione&#xA;&#xA;#Taiwan #Cina]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://i.snap.as/5AdKYlyX.jpg" alt=""/></p>

<p>Dopo i consueti luglio e agosto passati a Taiwan per lavoro/studio/vacanza, io, mia moglie e mio figlio fra poco torneremo a casa in Ticino.</p>



<p>È sempre bello tornare a casa e riaggiustarsi alla quotidianità di Giubiasco dopo che ci siamo costruiti una quotidianità a Linkou, un tranquillo quartiere di Nuova Taipei che, con i suoi 130’000 abitanti, ha da solo più del doppio degli abitanti di Lugano. Salutati gli amici taiwanesi e affidate a loro le nostre sempre più abbondanti cose prese per il piccolo appartamento in affitto, siamo pronti a ricominciare la nostra vita a latitudini più temperate.</p>

<p>È stata la nostra quarta estate a Taiwan e per me, che da più di un decennio la frequento brevemente anche durante le altre stagioni, è una seconda casa.</p>

<p>Dopo aver letto <strong><a href="https://bsky.app/profile/luca-schenato.ch/post/3kzvdgs5vxj22" rel="nofollow">il contributo di Erkin Zunun</a></strong> sull’edizione del 16 agosto, ho avuto la riconferma che quando si tratta di Cina lo standard europeo dei diritti umani non si applica. Sono decenni che sappiamo che la Cina si comporta in modo mostruoso con i suoi stessi cittadini, siano essi tibetani, uiguri, dissidenti, etc etc. Eppure, business as usual. Non vorrei che nel lungo periodo la Cina si sentisse così sicura di sé e così sicura delle non-conseguenze che possa decidere di invadere la mia seconda casa, cioè l’isola-nazione democratica e libera che la Cina, per un insensato nazionalismo imperialista, pensa sia sua. Io penso che di fronte al risveglio degli imperialismi autoritari (vedi Russia con Ucraina), il business as usual non sia più tollerabile: le democrazie liberali devono capire che è una questione di sopravvivenza.</p>

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<p><strong><a href="https://www.laregione.ch/i-contributi/lettere-dei-lettori/1777151/il-business-as-usual-deve-finire" rel="nofollow">Contributo</a></strong> pubblicato nell’edizione del 23 agosto de La Regione</p>

<p><a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:Taiwan" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Taiwan</span></a> <a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:Cina" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Cina</span></a></p>
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      <guid>https://luca-schenato.writeas.com/il-business-as-usual-deve-finire</guid>
      <pubDate>Sat, 24 Aug 2024 08:26:38 +0000</pubDate>
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      <title>Così vuoi fare affari in Asia Orientale... </title>
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      <description>&lt;![CDATA[&#xA;&#xA;Ormai ho, purtroppo, un considerevole numero di anni di esperienza per quanto riguarda l’acquisto da fornitori in Asia Orientale, e, in generale, il costruire una relazione commerciale con grandi gruppi industriali là localizzati. Ho e ho avuto a che fare con Cina, Giappone e soprattutto Taiwan (la Corea purtroppo no, non ho mai avuto occasione).&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;L’esperienza mi ha insegnato diverse cose e voglio condividere qualche aspetto importante, sempre parlando per ampie generalizzazioni ovviamente. Innanzitutto, presentarsi in modo corretto è importante. Può sembrare una facezie per noi europei abituati a darci del tu due minuti dopo esserci conosciuti, ma la forma in Asia Orientale è importante. Il biglietto da visita va dato con due mani come nella foto qua sopra. Mentre lo si offre al nostro interlocutore ci si presenta e quando si riceve il suo biglietto lo si legge per qualche secondo fingendosi interessati.&#xA;&#xA;In Asia Orientale negli uffici ci lavora, per i nostri standard, tanta gente. Veramente tanta. I cubicoli distopici vanno ancora alla grande e c’è…tanta gente; almeno il doppio rispetto a un ufficio di un’azienda europea (ma direi tre volte tanto) di dimensioni simili. È perciò necessario individuare il giusto interlocutore. Può essere semplice, dato che si paleserà da solo automaticamente, per esempio come persona incaricata della tua area geografica ma è sempre utile in un secondo tempo capire chi è il suo superiore e se ci sono altre persone di pari mansioni che possono esserci utili, magari che lavorano in un altro ufficio. Spesso non è così semplice dato che le grandi aziende in Asia Orientale tendono ad avere problemi di comunicazione interna.&#xA;&#xA;Le grandi aziende dell’Asia Orientale, sempre generalizzando, tendono a essere a compartimenti stagni: la comunicazione e la cooperazione tra diversi uffici e divisioni può essere molto problematica e non è raro che divisioni diverse con prodotti simili si facciano concorrenza.&#xA;&#xA;Quello che vedete negli anime o nelle serie giapponesi quando ci sono gli impiegati e i capi che vanno a bere fuori quasi ogni sera dopo l’orario d’ufficio per rinsaldare i rapporti è abbastanza vero. Tra i picchi della mia carriera lavorativa c’è stato sicuramente fare una autentica serata insieme a dei salarymen giapponesi a Tokyo, cioè bere fino a notte tarda parlando di cazzate. A pensare di farlo spesso mi sembra una vita infernale, infatti le cose stanno lentamente cambiando e anche in Giappone sta avanzando quella benedetta cosa che è la divisione lavoro/tempo libero.&#xA;&#xA;Non bisogna pensare di arrivare e spaccare il mondo. In Asia Orientale non ci sono cowboy, le cose vanno fatte un passo alla volta. Può capitare, soprattutto all’inizio della nostra esperienza in Asia Orientale, che quella che viene percepita come lentezza possa risultare insopportabile, uno spreco di tempo e di opportunità. Tuttavia con il tempo si arriva ad apprezzare questo essere cauti e costruire solidità; almeno, io lo apprezzo.&#xA;&#xA;Infine, una cosa che confonde spesso gli occidentali in Asia Orientale è non capire quando l’interlocutore dice no. Sempre generalizzando, è difficile che al lavoro un asiatico ci dica un chiaro e semplice no. Se proponiamo qualcosa di orribile, ci verrà detto qualcosa come “interessante, lo considereremo” o “possiamo parlarne in futuro”. Sta a noi capire quando questo è semplicemente un cortese no.&#xA;&#xA;#Taiwan #Giappone #Cina]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://i.snap.as/4MZi9wGw.jpg" alt=""/></p>

<p>Ormai ho, purtroppo, un considerevole numero di anni di esperienza per quanto riguarda l’acquisto da fornitori in Asia Orientale, e, in generale, il costruire una relazione commerciale con grandi gruppi industriali là localizzati. Ho e ho avuto a che fare con Cina, Giappone e soprattutto Taiwan (la Corea purtroppo no, non ho mai avuto occasione).</p>



<p>L’esperienza mi ha insegnato diverse cose e voglio condividere qualche aspetto importante, sempre parlando per ampie generalizzazioni ovviamente. Innanzitutto, <strong>presentarsi in modo corretto è importante</strong>. Può sembrare una facezie per noi europei abituati a darci del tu due minuti dopo esserci conosciuti, ma la forma in Asia Orientale è importante. Il biglietto da visita va dato con due mani come nella foto qua sopra. Mentre lo si offre al nostro interlocutore ci si presenta e quando si riceve il suo biglietto lo si legge per qualche secondo fingendosi interessati.</p>

<p>In Asia Orientale negli uffici ci lavora, per i nostri standard, tanta gente. Veramente tanta. I cubicoli distopici vanno ancora alla grande e c’è…tanta gente; almeno il doppio rispetto a un ufficio di un’azienda europea (ma direi tre volte tanto) di dimensioni simili. È perciò necessario <strong>individuare il giusto interlocutore</strong>. Può essere semplice, dato che si paleserà da solo automaticamente, per esempio come persona incaricata della tua area geografica ma è sempre utile in un secondo tempo capire chi è il suo superiore e se ci sono altre persone di pari mansioni che possono esserci utili, magari che lavorano in un altro ufficio. Spesso non è così semplice dato che le grandi aziende in Asia Orientale tendono ad avere problemi di comunicazione interna.</p>

<p>Le grandi aziende dell’Asia Orientale, sempre generalizzando, tendono a essere <strong>a compartimenti stagni</strong>: la comunicazione e la cooperazione tra diversi uffici e divisioni può essere molto problematica e non è raro che divisioni diverse con prodotti simili si facciano concorrenza.</p>

<p>Quello che vedete negli anime o nelle serie giapponesi quando ci sono gli impiegati e i capi che vanno <strong>a bere fuori quasi ogni sera dopo l’orario d’ufficio</strong> per rinsaldare i rapporti è abbastanza vero. Tra i picchi della mia carriera lavorativa c’è stato sicuramente fare una autentica serata insieme a dei salarymen giapponesi a Tokyo, cioè bere fino a notte tarda parlando di cazzate. A pensare di farlo spesso mi sembra una vita infernale, infatti le cose stanno lentamente cambiando e anche in Giappone sta avanzando quella benedetta cosa che è la divisione lavoro/tempo libero.</p>

<p>Non bisogna pensare di arrivare e spaccare il mondo. In Asia Orientale non ci sono cowboy, le cose vanno fatte <strong>un passo alla volta</strong>. Può capitare, soprattutto all’inizio della nostra esperienza in Asia Orientale, che quella che viene percepita come lentezza possa risultare insopportabile, uno spreco di tempo e di opportunità. Tuttavia con il tempo si arriva ad apprezzare questo essere cauti e costruire solidità; almeno, io lo apprezzo.</p>

<p>Infine, una cosa che confonde spesso gli occidentali in Asia Orientale è <strong>non capire quando l’interlocutore dice no</strong>. Sempre generalizzando, è difficile che al lavoro un asiatico ci dica un chiaro e semplice no. Se proponiamo qualcosa di orribile, ci verrà detto qualcosa come “interessante, lo considereremo” o “possiamo parlarne in futuro”. Sta a noi capire quando questo è semplicemente un cortese no.</p>

<p><a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:Taiwan" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Taiwan</span></a> <a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:Giappone" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Giappone</span></a> <a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:Cina" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Cina</span></a></p>
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      <pubDate>Fri, 28 Jun 2024 09:51:05 +0000</pubDate>
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      <title>Taiwan cosa?</title>
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      <description>&lt;![CDATA[&#xA;&#xA;In vista della 77esima assemblea annuale dell’Onu a Ginevra il 27 maggio, due giornaliste della CNA di Taiwan hanno richiesto un pass all’inizio di maggio. Tian Si-ru (corrispondente a Bruxelles) e Judy Tseng (corrispondente a Parigi) hanno selezionato “Thailandia” e “Tuvalu” nella sezione “Paese” del modulo di domanda, poiché sul portale online non era disponibile l’opzione “Taiwan”, e poi scritto “Taiwan (Repubblica di Cina)” nelle note.&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Il 9 e il 10 maggio sono state inviate due risposte, in cui si intimava alla coppia di fornire “un passaporto ufficiale cinese conforme alle politiche delle Nazioni Unite e alle indicazioni delle risoluzioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite”. Dopo aver quindi presentato i loro passaporti taiwanesi con i relativi documenti di supporto, non hanno ricevuto alcuna risposta.&#xA;&#xA;È poco risaputo che i taiwanesi, cittadini dello Stato più democratico dell’Asia e l’unico che riconosce il matrimonio per persone dello stesso sesso, non possono entrare negli edifici dell’Onu dato che hanno l’enorme sfiga di avere come vicino un bullo imperialista. Lo stesso bullo imperialista che recentemente ha mostrato i suoi muscoli da bullo facendo un’esercitazione militare attorno all’isola democratica e libera. I bulli questo fanno, conoscono solo il linguaggio della violenza. Come ci si comporta con i bulli che bullizzano i piccolini? Si fa squadra e si dice al bullo di smetterla. Le democrazie liberali hanno il dovere morale di mettersi davanti alla piccola democrazia liberale taiwanese per difenderla dal bullo.&#xA;&#xA;Bene riconoscere l’eventuale Stato di Palestina ma c’è uno Stato democratico funzionante che risulta inesistente all’Onu. Questo non depone per niente a favore dell’immagine e dell’autorevolezza dell’Onu.&#xA;&#xA;---&#xA;&#xA;Questo il testo che ho mandato a La Regione, quotidiano del canton Ticino, e che è stato pubblicato il 27 maggio. È da un po’ che ho deciso che quando ci sono notizie su Taiwan che sono importanti ma hanno poca eco alle nostre latitudini, io prendo la tastiera e scrivo una letterina per presentare il punto di vista di Taiwan. È mezza goccia nell’oceano ma è importante divulgare il più possibile quella che è la situazione della democrazia liberale taiwanese bullizzata dal regime al di là dello stretto di Taiwan.&#xA;&#xA;#Taiwan #Cina]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://i.snap.as/EJG0qAWZ.jpg" alt=""/></p>

<p>In vista della 77esima assemblea annuale dell’Onu a Ginevra il 27 maggio, due giornaliste della CNA di Taiwan hanno richiesto un pass all’inizio di maggio. Tian Si-ru (corrispondente a Bruxelles) e Judy Tseng (corrispondente a Parigi) hanno selezionato “Thailandia” e “Tuvalu” nella sezione “Paese” del modulo di domanda, poiché sul portale online non era disponibile l’opzione “Taiwan”, e poi scritto “Taiwan (Repubblica di Cina)” nelle note.</p>



<p>Il 9 e il 10 maggio sono state inviate due risposte, in cui si intimava alla coppia di fornire “un passaporto ufficiale cinese conforme alle politiche delle Nazioni Unite e alle indicazioni delle risoluzioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite”. Dopo aver quindi presentato i loro passaporti taiwanesi con i relativi documenti di supporto, non hanno ricevuto alcuna risposta.</p>

<p>È poco risaputo che i taiwanesi, cittadini dello Stato più democratico dell’Asia e l’unico che riconosce il matrimonio per persone dello stesso sesso, non possono entrare negli edifici dell’Onu dato che hanno l’enorme sfiga di avere come vicino un bullo imperialista. Lo stesso bullo imperialista che recentemente ha mostrato i suoi muscoli da bullo facendo un’esercitazione militare attorno all’isola democratica e libera. I bulli questo fanno, conoscono solo il linguaggio della violenza. Come ci si comporta con i bulli che bullizzano i piccolini? Si fa squadra e si dice al bullo di smetterla. Le democrazie liberali hanno il dovere morale di mettersi davanti alla piccola democrazia liberale taiwanese per difenderla dal bullo.</p>

<p>Bene riconoscere l’eventuale Stato di Palestina ma c’è uno Stato democratico funzionante che risulta inesistente all’Onu. Questo non depone per niente a favore dell’immagine e dell’autorevolezza dell’Onu.</p>

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<p>Questo il testo che ho mandato a <a href="www.laregione.ch" rel="nofollow">La Regione</a>, quotidiano del canton Ticino, e che è stato pubblicato il 27 maggio. È da un po’ che ho deciso che quando ci sono notizie su Taiwan che sono importanti ma hanno poca eco alle nostre latitudini, io prendo la tastiera e scrivo una letterina per presentare il punto di vista di Taiwan. È mezza goccia nell’oceano ma è importante divulgare il più possibile quella che è la situazione della democrazia liberale taiwanese bullizzata dal regime al di là dello stretto di Taiwan.</p>

<p><a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:Taiwan" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Taiwan</span></a> <a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:Cina" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Cina</span></a></p>
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      <guid>https://luca-schenato.writeas.com/taiwan-cosa</guid>
      <pubDate>Wed, 29 May 2024 18:16:52 +0000</pubDate>
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