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    <title>CH &amp;mdash; Luca Schenato</title>
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    <pubDate>Mon, 18 May 2026 07:20:09 +0000</pubDate>
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      <title>CH &amp;mdash; Luca Schenato</title>
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      <title>Il liberalismo non esonera dal leggere la stanza</title>
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      <description>&lt;![CDATA[&#xA;&#xA;Preambolo: Sanija Ameti è un’avvocata consigliera comunale di Zurigo ed esponente di spicco dei Verdi Liberali e di Operation Libero (organizzazione della quale sono membro). È agnostica, nata in Bosnia-Erzegovina da famiglia musulmana. Ha fatto scandalo in Svizzera per essersi esercitata con la pistola ad aria compressa su una riproduzione di un dipinto della Madonna con Gesù bambino e aver postato il tutto su Instagram.&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Da liberale, non mi interessa molto sapere la religione della persona che ho davanti, non mi interessa molto nemmeno sapere se il mio interlocutore abbia o meno una religione. Il liberalismo si è sviluppato durante i secoli in Europa anche perché eravamo stanchi delle guerre di religione. Per secoli gli europei si sono massacrati a vicenda avendo al loro fianco la loro interpretazione del cristianesimo, il liberalismo ha cambiato questa forma mentis. Mai dare per scontata questa evoluzione: basta guardare un po’ fuori dall’Europa e si constata tristemente di come la situazione non si sia ancora evoluta in moltissime parti del mondo. Siamo molto fortunati a vivere in una società nella quale gli insulti alle religioni non sono causa di linciaggio, dobbiamo sempre tenerlo a mente.&#xA;&#xA;Sanija Ameti non è più una teenager, da politica affermata avrebbe dovuto capire che il suo gesto avrebbe causato un putiferio. In Svizzera un terzo della popolazione non ha affiliazione religiosa ma la popolazione svizzera nel suo complesso attribuisce pur sempre importanza alla religione. In inglese si dice “read the room”, letteralmente “leggere la stanza”, cioè la capacità di valutare e comprendere l&#39;umore o l&#39;atmosfera di una particolare situazione o di un gruppo di persone; la Ameti non ha per nulla letto la stanza. Per fortuna, come scritto sopra, grazie al liberalismo viviamo in una società che non uccide per le offese religiose.&#xA;&#xA;Personalmente penso che le conseguenze subite da Ameti siano state troppo pesanti: sta per essere espulsa dal suo partito ed è stata licenziata dall&#39;agenzia di pubbliche relazioni per la quale lavorava. Molti potrebbero pensare che si sia meritata tutto questo. Capisco il loro punto di vista perché postare la propria “performance” vuol dire decisamente non capire il contesto svizzero, ma da liberale mi piacerebbe vivere in una società che dà il più possibile un’alzata di spalle a simili scemenze, criticando per la mancanza di tatto ma andando poi avanti, dimenticando in fretta. Ovviamente, d’altra parte, come elettori dovremmo sempre tenere in considerazione le capacità di un politico che si rende protagonista di simili “sviste”. Questa uscita della Ameti mi fa pensare, quanto meno, che non sia molto abile a prevedere le conseguenze delle sue azioni, il che non è il massimo per un politico.&#xA;&#xA;CH]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://i.snap.as/ZAi9QCmi.png" alt=""/></p>

<p>Preambolo: Sanija Ameti è un’avvocata consigliera comunale di Zurigo ed esponente di spicco dei <strong><a href="https://verdiliberali.ch" rel="nofollow">Verdi Liberali</a></strong> e di <strong><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Operation_Libero" rel="nofollow">Operation Libero</a></strong> (organizzazione della quale sono membro). È agnostica, nata in Bosnia-Erzegovina da famiglia musulmana. Ha fatto scandalo in Svizzera per essersi esercitata con la pistola ad aria compressa su una riproduzione di un dipinto della Madonna con Gesù bambino e aver postato il tutto su Instagram.</p>



<p>Da liberale, non mi interessa molto sapere la religione della persona che ho davanti, non mi interessa molto nemmeno sapere se il mio interlocutore abbia o meno una religione. Il liberalismo si è sviluppato durante i secoli in Europa anche perché eravamo stanchi delle guerre di religione. Per secoli gli europei si sono massacrati a vicenda avendo al loro fianco la loro interpretazione del cristianesimo, il liberalismo ha cambiato questa forma mentis. Mai dare per scontata questa evoluzione: basta guardare un po’ fuori dall’Europa e si constata tristemente di come la situazione non si sia ancora evoluta in moltissime parti del mondo. Siamo molto fortunati a vivere in una società nella quale gli insulti alle religioni non sono causa di linciaggio, dobbiamo sempre tenerlo a mente.</p>

<p>Sanija Ameti non è più una teenager, da politica affermata avrebbe dovuto capire che il suo gesto avrebbe causato un putiferio. In Svizzera un terzo della popolazione non ha affiliazione religiosa ma la popolazione svizzera nel suo complesso attribuisce pur sempre importanza alla religione. In inglese si dice “read the room”, letteralmente “leggere la stanza”, cioè la capacità di valutare e comprendere l&#39;umore o l&#39;atmosfera di una particolare situazione o di un gruppo di persone; la Ameti non ha per nulla letto la stanza. Per fortuna, come scritto sopra, grazie al liberalismo viviamo in una società che non uccide per le offese religiose.</p>

<p>Personalmente penso che le conseguenze subite da Ameti siano state troppo pesanti: sta per essere espulsa dal suo partito ed è stata licenziata dall&#39;agenzia di pubbliche relazioni per la quale lavorava. Molti potrebbero pensare che si sia meritata tutto questo. Capisco il loro punto di vista perché postare la propria “performance” vuol dire decisamente non capire il contesto svizzero, ma da liberale mi piacerebbe vivere in una società che dà il più possibile un’alzata di spalle a simili scemenze, criticando per la mancanza di tatto ma andando poi avanti, dimenticando in fretta. Ovviamente, d’altra parte, come elettori dovremmo sempre tenere in considerazione le capacità di un politico che si rende protagonista di simili “sviste”. Questa uscita della Ameti mi fa pensare, quanto meno, che non sia molto abile a prevedere le conseguenze delle sue azioni, il che non è il massimo per un politico.</p>

<p><a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:CH" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">CH</span></a></p>
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      <pubDate>Fri, 20 Sep 2024 08:05:05 +0000</pubDate>
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      <title>Cosa è casa</title>
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      <description>&lt;![CDATA[&#xA;&#xA;Io e mia moglie abbiamo fatto l’emigrazione più semplice che ci sia. Abbiamo fatto uno spostamento di tre ore di auto, in un posto dove si parla la nostra lingua madre, dove non abbiamo avuto grandi difficoltà burocratiche (essendo cittadini UE) e in una condizione di relativa sicurezza economica. Un’emigrazione di privilegio, una passeggiata di salute rispetto a tante altre persone che lasciano la loro casa e vanno verso l’ignoto o quasi.&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Ciononostante, anche la nostra è stata emigrazione e anche noi quando siamo arrivati qui siamo stati spaesati per diverso tempo. La lingua sarà anche la stessa e la distanza non sarà così grande, ma il Canton Ticino non è decisamente Italia, te ne accorgi subito. Anche se non sei dall’altra parte del mondo, non hai più il tuo tessuto sociale, che era una cosa naturale e che davi per scontata nel posto dove eri prima. Intendo anche cose che possono sembrare secondarie ma sono tremendamente utili, come un elettricista di fiducia. Poi a un certo punto ti nasce un figlio e ricomincia lo spaesamento. Non hai vicino la famiglia a supportarti e sopportarti e dovete quindi fare affidamento solo su voi due. Il figlio pian piano veloce veloce cresce e il tessuto sociale si è ormai formato. Sei a casa ora?&#xA;&#xA;Mi sono spesso chiesto, come tutti gli immigrati, cosa voglia dire casa per me. I miei genitori si riferiscono a me, mia moglie e mio figlio come gli svizzeri (“la settimana prossima arrivano gli svizzeri”), un appellativo che potrebbe far storcere il naso a più di una persona qui in Ticino e in Svizzera, una di quelle persone che pensa che se non sei patrizio), sei foresto. Il concetto di casa è uno dei più complicati e soggettivi che ci sia, ognuno pensa alla sua casa, o quella che pensa sia la sua casa, in modo diverso. Ci sono anche persone che dichiarano di non avere una casa, anche se abitano nello stesso posto da quando sono nate. È un concetto soggettivo, intimo, delicato.&#xA;&#xA;Mio figlio è nato qui, sta crescendo qui, sta andando a scuola qui e probabilmente farà il servizio militare obbligatorio qui. Questa è casa sua, non ci sono dubbi. Io e mia moglie siamo arrivati da fuori, ci siamo acclimatati e amalgamati, abbiamo allegramente abbracciato le usanze locali e il nostro italiano si è anche modificato con i vocaboli locali (non dico più cartella, per me è mappetta). Io sono nato e cresciuto nella pianura più piatta, nel regno della nebbia; quando siamo arrivati qui, i primi tempi mi sembrava di essere in vacanza perché la mattina aprivo le finestre e vedevo le montagne così vicine! Poi è arrivata la sensazione di claustrofobia. Queste montagne sono così vicine eh! Dov’è l’orizzonte?  Non vedo più il sole che tramonta! Poi, per fortuna, è arrivata la sensazione di protezione. Queste mie montagne così vicine che delimitano il mio quotidiano, che piacevole sensazione di accoglienza.&#xA;&#xA;Per quanto mi riguarda, quando in macchina da sud verso nord sbuco fuori dal tunnel autostradale del Ceneri o da nord verso sud vedo l’uscita Bellinzona Sud, sento di essere arrivato a casa. Casa per me è dove sei accettato, dove hai un percorso chiaro (anche se lungo e costoso) per la cittadinanza, dove torni volentieri dopo un viaggio, dove ti senti parte della comunità e ti interessa il benessere della comunità. Oggi se penso a casa_, penso a dove sono ora, non dove sono nato e cresciuto. La casa, una persona può capitarci per caso nascendo in quel posto o può scegliersela. Io me la sono scelta, mio figlio in futuro potrà scegliersene un’altra.&#xA;&#xA;#Personale #CH]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://i.snap.as/efRa1D7t.jpg" alt=""/></p>

<p>Io e mia moglie abbiamo fatto l’emigrazione più semplice che ci sia. Abbiamo fatto uno spostamento di tre ore di auto, in un posto dove si parla la nostra lingua madre, dove non abbiamo avuto grandi difficoltà burocratiche (essendo cittadini UE) e in una condizione di relativa sicurezza economica. Un’emigrazione di privilegio, una passeggiata di salute rispetto a tante altre persone che lasciano la loro casa e vanno verso l’ignoto o quasi.</p>



<p>Ciononostante, anche la nostra è stata emigrazione e anche noi quando siamo arrivati qui siamo stati spaesati per diverso tempo. La lingua sarà anche la stessa e la distanza non sarà così grande, ma il Canton Ticino non è decisamente Italia, te ne accorgi subito. Anche se non sei dall’altra parte del mondo, non hai più il tuo tessuto sociale, che era una cosa naturale e che davi per scontata nel posto dove eri prima. Intendo anche cose che possono sembrare secondarie ma sono tremendamente utili, come un elettricista di fiducia. Poi a un certo punto ti nasce un figlio e ricomincia lo spaesamento. Non hai vicino la famiglia a supportarti e sopportarti e dovete quindi fare affidamento solo su voi due. Il figlio pian piano veloce veloce cresce e il tessuto sociale si è ormai formato. Sei a casa ora?</p>

<p>Mi sono spesso chiesto, come tutti gli immigrati, cosa voglia dire <em>casa</em> per me. I miei genitori si riferiscono a me, mia moglie e mio figlio come <em>gli svizzeri</em> (“la settimana prossima arrivano gli svizzeri”<em>)</em>, un appellativo che potrebbe far storcere il naso a più di una persona qui in Ticino e in Svizzera, una di quelle persone che pensa che se non sei <strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Patriziato_(Svizzera)" rel="nofollow">patrizio</a></strong>, sei foresto. Il concetto di <em>casa</em> è uno dei più complicati e soggettivi che ci sia, ognuno pensa alla sua casa, o quella che pensa sia la sua casa, in modo diverso. Ci sono anche persone che dichiarano di non avere una casa, anche se abitano nello stesso posto da quando sono nate. È un concetto soggettivo, intimo, delicato.</p>

<p>Mio figlio è nato qui, sta crescendo qui, sta andando a scuola qui e probabilmente farà il servizio militare obbligatorio qui. Questa è casa sua, non ci sono dubbi. Io e mia moglie siamo arrivati da fuori, ci siamo acclimatati e amalgamati, abbiamo allegramente abbracciato le usanze locali e il nostro italiano si è anche modificato con i vocaboli locali (non dico più <em>cartella</em>, per me è <em>mappetta</em>). Io sono nato e cresciuto nella pianura più piatta, nel regno della nebbia; quando siamo arrivati qui, i primi tempi mi sembrava di essere in vacanza perché la mattina aprivo le finestre e vedevo le montagne così vicine! Poi è arrivata la sensazione di claustrofobia. Queste montagne sono <em>così</em> vicine eh! Dov’è l’orizzonte?  Non vedo più il sole che tramonta! Poi, per fortuna, è arrivata la sensazione di protezione. Queste mie montagne così vicine che delimitano il mio quotidiano, che piacevole sensazione di accoglienza.</p>

<p>Per quanto mi riguarda, quando in macchina da sud verso nord sbuco fuori dal tunnel autostradale del Ceneri o da nord verso sud vedo l’uscita Bellinzona Sud, sento di essere arrivato a casa. Casa per me è dove sei accettato, dove hai un percorso chiaro (anche se lungo e costoso) per la cittadinanza, dove torni volentieri dopo un viaggio, dove ti senti parte della comunità e ti interessa il benessere della comunità. Oggi se penso a <em>casa</em>, penso a dove sono ora, non dove sono nato e cresciuto. La casa, una persona può capitarci per caso nascendo in quel posto o può scegliersela. Io me la sono scelta, mio figlio in futuro potrà scegliersene un’altra.</p>

<p><a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:Personale" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Personale</span></a> <a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:CH" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">CH</span></a></p>
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      <pubDate>Mon, 02 Sep 2024 11:00:11 +0000</pubDate>
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      <title>Non è necessario</title>
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      <description>&lt;![CDATA[&#xA;&#xA;In questo pezzo, Luca Sofri parla del male necessario dell’informazione, cioè tutto quel dovere di cronaca che porta a comportamenti da parte dei giornalisti che a me, ma non solo a me, sembrano abbastanza orribili. &#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;  il “prezioso ruolo dell’informazione” è spesso un alibi per difendere quella che è solo una routine quotidiana di strafogamento di notizie a cui concorrono lettori e giornali, e che impone di infilare microfoni nelle portiere, fare domande cretine, disperare persone già disperate. Senza nessuna buona ragione, se non la comprensibile legittimazione di una professione, di un ruolo, di una curiosità umana, che con la funzione di servizio pubblico del giornalismo non ha niente a che fare.&#xA;&#xA;Io vivo in Svizzera. Il giornalismo in Svizzera è diverso rispetto all’Italia, qualcuno potrebbe pensare che sia migliore, qualcuno che sia peggiore; dipende dai punti di vista. Il mio è che sia indubbiamente migliore. Alla voce identificazione, il codice deontologico del Consiglio svizzero della stampa scrive che&#xA;&#xA;  La menzione dei nomi e/o l’identificazione della persona è lecita:&#xA;    – se, in rapporto all’oggetto del servizio, la persona appare in pubblico o acconsente in altro modo alla pubblicazione;&#xA;    – se la persona è comunemente nota all’opinione pubblica e il servizio si riferisce a tale sua condizione;&#xA;    – se riveste una carica politica oppure una funzione dirigente nello Stato o nella società, e il servizio si riferisce a tale sua condizione;&#xA;    – se la menzione del nome è necessaria per evitare un equivoco pregiudizievole a terzi;&#xA;    – se la menzione del nome o l’identificazione è in altro modo giustificata da un interesse pubblico prevalente.&#xA;    Se l’interesse alla protezione della sfera privata delle persone prevale sull’interesse del pubblico all’identificazione, il giornalista rinuncia alla pubblicazione dei nomi e di altre indicazioni che la consentano a estranei o a persone non appartenenti alla famiglia o al loro ambiente sociale o professionale, e ne verrebbero pertanto informati solo dai media.&#xA;&#xA;Concretamente questo significa per esempio che nel 90% dei casi non sappiamo mai il nome di una persona a processo, nemmeno se risulta poi colpevole. Nei fatti di cronaca, l’identificazione dei soggetti praticamente non esiste. Non ci sono interviste ai familiari, non ci sono foto prese da Facebook, non ci sono vite in diretta. Per molti italiani questo potrebbe sembrare un inferno nel quale la popolazione è tenuta all’oscuro, per me è una questione di civiltà. Sapere i nomi, conoscere i volti, sentire gli strazi dei familiari non serve a niente: non aggiunge niente alla formazione delle mie idee e della mia visione del mondo, è semplicemente voyeurismo. Per molti questo rasenta la censura, per me è sinonimo di buon giornalismo e di buona civiltà.&#xA;&#xA;CH]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://i.snap.as/m5cL0x9x.jpg" alt=""/></p>

<p>In <strong><a href="https://www.wittgenstein.it/2024/07/22/il-male-necessario-e-necessario/?homepagePosition=12" rel="nofollow">questo pezzo</a></strong>, Luca Sofri parla del male necessario dell’informazione, cioè tutto quel <em>dovere di cronaca</em> che porta a comportamenti da parte dei giornalisti che a me, ma non solo a me, sembrano abbastanza orribili.</p>



<blockquote><p>il “prezioso ruolo dell’informazione” è spesso un alibi per difendere quella che è solo una routine quotidiana di strafogamento di notizie a cui concorrono lettori e giornali, e che impone di infilare microfoni nelle portiere, fare domande cretine, disperare persone già disperate. Senza nessuna buona ragione, se non la comprensibile legittimazione di una professione, di un ruolo, di una curiosità umana, che con la funzione di servizio pubblico del giornalismo non ha niente a che fare.</p></blockquote>

<p>Io vivo in Svizzera. Il giornalismo in Svizzera è diverso rispetto all’Italia, qualcuno potrebbe pensare che sia migliore, qualcuno che sia peggiore; dipende dai punti di vista. Il mio è che sia indubbiamente migliore. Alla voce <em>identificazione</em>, il <strong><a href="https://presserat.ch/it/journalistenkodex/direttive/" rel="nofollow">codice deontologico</a></strong> del Consiglio svizzero della stampa scrive che</p>

<blockquote><p>La menzione dei nomi e/o l’identificazione della persona è lecita:</p>

<p>– se, in rapporto all’oggetto del servizio, la persona appare in pubblico o acconsente in altro modo alla pubblicazione;</p>

<p>– se la persona è comunemente nota all’opinione pubblica e il servizio si riferisce a tale sua condizione;</p>

<p>– se riveste una carica politica oppure una funzione dirigente nello Stato o nella società, e il servizio si riferisce a tale sua condizione;</p>

<p>– se la menzione del nome è necessaria per evitare un equivoco pregiudizievole a terzi;</p>

<p>– se la menzione del nome o l’identificazione è in altro modo giustificata da un interesse pubblico prevalente.</p>

<p>Se l’interesse alla protezione della sfera privata delle persone prevale sull’interesse del pubblico all’identificazione, il giornalista rinuncia alla pubblicazione dei nomi e di altre indicazioni che la consentano a estranei o a persone non appartenenti alla famiglia o al loro ambiente sociale o professionale, e ne verrebbero pertanto informati solo dai media.</p></blockquote>

<p>Concretamente questo significa per esempio che nel 90% dei casi non sappiamo mai il nome di una persona a processo, nemmeno se risulta poi colpevole. Nei fatti di cronaca, l’identificazione dei soggetti praticamente non esiste. Non ci sono interviste ai familiari, non ci sono foto prese da Facebook, non ci sono <em>vite in diretta</em>. Per molti italiani questo potrebbe sembrare un inferno nel quale la popolazione è tenuta all’oscuro, per me è una questione di civiltà. Sapere i nomi, conoscere i volti, sentire gli strazi dei familiari non serve a niente: non aggiunge niente alla formazione delle mie idee e della mia visione del mondo, è semplicemente voyeurismo. Per molti questo rasenta la censura, per me è sinonimo di buon giornalismo e di buona civiltà.</p>

<p><a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:CH" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">CH</span></a></p>
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      <guid>https://luca-schenato.writeas.com/non-e-necessario</guid>
      <pubDate>Tue, 23 Jul 2024 12:18:14 +0000</pubDate>
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      <title>Contro la neutralità svizzera</title>
      <link>https://luca-schenato.writeas.com/contro-la-neutralita-svizzera?pk_campaign=rss-feed</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xA;&#xA;Essendo a Taiwan attualmente, penso spesso all’approccio di casa mia riguardo le beghe internazionali. È un approccio che non mi piace perché, in soldoni, non penso sia morale. Iniziamo dal principio: gli svizzeri decisero di non immischiarsi negli affari degli altri stati da quando furono sconfitti a Marignano (oggi Melegnano) dai francesi e dai veneti nel 1515. Naturalmente gli svizzeri continuarono a girare per l&#39;Europa come mercenari, ma la Confederazione non cercò più di espandersi.&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;La Svizzera è sempre stata un piccolo Paese circondato da potenze europee, ed è spesso  stato più volte sull&#39;orlo di scomparire. In quanto piccolo Paese circondato da Paesi più grandi che spesso si fanno guerra tra loro, non ci sono molte opzioni per continuare a esistere. O ci si allea con quello che si ritiene la potenza che sarà vincitrice (buona fortuna) o si dice ciao a tutti e si esercita una ferrea neutralità tra tutte le potenze. Una politica di neutralità può essere l&#39;unica opzione per continuare a esistere e in effetti la neutralità ha permesso alla Svizzera di superare secoli molto tumultuosi.&#xA;&#xA;Oggi, tuttavia, la situazione è completamente diversa dal passato. Se ieri la Svizzera era un piccolo soggetto in mezzo a grandi soggetti in lotta tra loro, oggi la Svizzera è letteralmente circondata dall&#39;Unione Europea. Possiamo discutere se la Svizzera farebbe meglio o no ad aderire all&#39;UE (la maggior parte degli svizzeri pensa di no), ma è un fatto che oggi la Svizzera non corre il rischio di essere invasa da un Paese vicino e che non c&#39;è nessun pericolo di guerra tra i suoi vari vicini europei. Ciò che voglio dire è che la neutralità della Svizzera oggi è puramente e semplicemente una tradizione che aveva senso in passato con la situazione nella quale si trovava la Svizzera, oggi no. Certo, grazie alla sua neutralità la Svizzera può offrire i cosiddetti “buoni uffici” tra parti in guerra e ospitare molte conferenze di pace. Questo è indubbiamente un pro, ma credo che i contro siano più pesanti; e comunque, in caso, ci sono altri stati che possono adempiere a questa funzione.&#xA;&#xA;Oggi la Svizzera usa la sua neutralità non per sopravvivere libera, ma per sfruttare la sua a-partiticità in modo moralmente molto discutibile. Anche con l&#39;invasione russa dell&#39;Ucraina, un&#39;invasione fascista che sta causando innumerevoli crimini contro l&#39;umanità, abbiamo visto come ci sia stata una forte resistenza in vari settori della società svizzera, pensiamo ad esempio al partito di destra UDC, all&#39;accettazione svizzera delle sanzioni internazionali. Così, molti in un Paese circondato e quindi protetto dall&#39;UE vorrebbero continuare a fare affari con uno Stato terrorista giustificando ciò con la neutralità. Oggi la neutralità non significa sopravvivenza, ma opportunismo parassitario. In Svizzera dire di essere contrari alla neutralità è come bestemmiare in chiesa, ma credo che gli svizzeri dovrebbero chiedersi cosa significhi oggi la neutralità.&#xA;&#xA;L’argomento è estremamente di attualità anche perché i soliti ambienti vicino al partito di destra (populista) UDC hanno raccolto le firme per un’iniziativa chiamata “Salvaguardare la neutralità”. L’iniziativa chiede che la Confederazione non aderisca ad alcuna alleanza militare o di difesa (salvo che in caso di attacco diretto contro il Paese) e vuole inoltre che Berna rinunci a sanzioni nei confronti di Stati belligeranti. Quindi si andrà a votare in pratica per scegliere se la Svizzera venga trasformata o meno in uno stato paria che non mette sanzioni riconosciute internazionalmente, in pratica come l’Iran o la Corea del Nord. L’UDC si adopera sempre molto per la “neutralità” ma guarda caso è sempre una “neutralità” che favorisce il tiranno di turno.&#xA;&#xA;CH]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://i.snap.as/ub3dSl8M.jpg" alt=""/></p>

<p>Essendo a Taiwan attualmente, penso spesso all’approccio di casa mia riguardo le beghe internazionali. È un approccio che non mi piace perché, in soldoni, non penso sia morale. Iniziamo dal principio: gli svizzeri decisero di non immischiarsi negli affari degli altri stati da quando furono sconfitti a Marignano (oggi Melegnano) dai francesi e dai veneti nel 1515. Naturalmente gli svizzeri continuarono a girare per l&#39;Europa come mercenari, ma la Confederazione non cercò più di espandersi.</p>



<p>La Svizzera è sempre stata un piccolo Paese circondato da potenze europee, ed è spesso  stato più volte sull&#39;orlo di scomparire. In quanto piccolo Paese circondato da Paesi più grandi che spesso si fanno guerra tra loro, non ci sono molte opzioni per continuare a esistere. O ci si allea con quello che si ritiene la potenza che sarà vincitrice (buona fortuna) o si dice ciao a tutti e si esercita una ferrea neutralità tra tutte le potenze. Una politica di neutralità può essere l&#39;unica opzione per continuare a esistere e in effetti la neutralità ha permesso alla Svizzera di superare secoli molto tumultuosi.</p>

<p>Oggi, tuttavia, la situazione è completamente diversa dal passato. Se ieri la Svizzera era un piccolo soggetto in mezzo a grandi soggetti in lotta tra loro, oggi la Svizzera è letteralmente circondata dall&#39;Unione Europea. Possiamo discutere se la Svizzera farebbe meglio o no ad aderire all&#39;UE (la maggior parte degli svizzeri pensa di no), ma è un fatto che oggi la Svizzera non corre il rischio di essere invasa da un Paese vicino e che non c&#39;è nessun pericolo di guerra tra i suoi vari vicini europei. Ciò che voglio dire è che la neutralità della Svizzera oggi è puramente e semplicemente una tradizione che aveva senso in passato con la situazione nella quale si trovava la Svizzera, oggi no. Certo, grazie alla sua neutralità la Svizzera può offrire i cosiddetti “buoni uffici” tra parti in guerra e ospitare molte conferenze di pace. Questo è indubbiamente un pro, ma credo che i contro siano più pesanti; e comunque, in caso, ci sono altri stati che possono adempiere a questa funzione.</p>

<p>Oggi la Svizzera usa la sua neutralità non per sopravvivere libera, ma per sfruttare la sua a-partiticità in modo moralmente molto discutibile. Anche con l&#39;invasione russa dell&#39;Ucraina, un&#39;invasione fascista che sta causando innumerevoli crimini contro l&#39;umanità, abbiamo visto come ci sia stata una forte resistenza in vari settori della società svizzera, pensiamo ad esempio al partito di destra UDC, all&#39;accettazione svizzera delle sanzioni internazionali. Così, molti in un Paese circondato e quindi protetto dall&#39;UE vorrebbero continuare a fare affari con uno Stato terrorista giustificando ciò con la neutralità. Oggi la neutralità non significa sopravvivenza, ma <strong>opportunismo parassitario</strong>. In Svizzera dire di essere contrari alla neutralità è come bestemmiare in chiesa, ma credo che gli svizzeri dovrebbero chiedersi cosa significhi oggi la neutralità.</p>

<p>L’argomento è estremamente di attualità anche perché i soliti ambienti vicino al partito di destra (populista) UDC hanno raccolto le firme per un’iniziativa chiamata “Salvaguardare la neutralità”. L’iniziativa chiede che la Confederazione non aderisca ad alcuna alleanza militare o di difesa (salvo che in caso di attacco diretto contro il Paese) e vuole inoltre che Berna rinunci a sanzioni nei confronti di Stati belligeranti. Quindi si andrà a votare in pratica per scegliere se la Svizzera venga trasformata o meno in uno stato paria che non mette sanzioni riconosciute internazionalmente, in pratica come l’Iran o la Corea del Nord. L’UDC si adopera sempre molto per la “neutralità” ma guarda caso è sempre una “neutralità” che favorisce il tiranno di turno.</p>

<p><a href="https://luca-schenato.writeas.com/tag:CH" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">CH</span></a></p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://luca-schenato.writeas.com/contro-la-neutralita-svizzera</guid>
      <pubDate>Thu, 11 Jul 2024 09:44:13 +0000</pubDate>
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      <title>Confini svizzeri</title>
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      <description>&lt;![CDATA[La Svizzera è un Paese di confini. Essendo un Paese piccolo, c&#39;è sempre un confine di Stato non troppo lontano da noi. I confini di Stato della Svizzera, poi, decisamente non sono tutti uguali.&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Ci sono quelli utilizzati dai lavoratori frontalieri per entrare la mattina e uscire la sera, questi confini in genere sono un inferno per il traffico. Ci sono quelli secondari, quasi mai controllati (con i doganieri fisicamente presenti), il cui scopo è ricordare che qui c&#39;è la Svizzera, là c&#39;è l&#39;estero. Ci sono quelli in mezzo ai campi o in mezzo ai boschi o quelli segnati solo da un cippo di confine. I confini dei passatori, quelli che una volta portavano la merce di contrabbando da una parte all’altra.&#xA;&#xA;Poi ci sono i confini interni. Essendo uno Stato molto federale, i confini comunali e cantonali sono importanti e hanno conseguenze molto concrete sulla vita delle persone. Molte persone al di fuori della Svizzera conoscono i cantoni e il fatto che siano dei quasi-stati, ma è il comune il primo livello del federalismo svizzero. Si è innanzitutto cittadino del proprio comune. Quando si vuole diventare cittadini svizzeri, bisogna prima diventare cittadini del proprio comune, poi del proprio cantone e infine cittadini svizzeri.&#xA;&#xA;E poi ci sono i confini culturali. Il confine tra la Svizzera italiana e quella tedesca è semplice: le Alpi. Da questa parte c&#39;è il Ticino e le valli meridionali dei Grigioni dove si parla italiano, dall&#39;altra si parla tedesco e romancio. Il romancio è un&#39;affascinante lingua neolatina parlata in diverse valli dei Grigioni. I fascisti italiani, nel loro irredentismo, consideravano anche i parlanti romancio come italiani insieme ai ticinesi ma il fatto è che la lingua franca tra un italofono e un romancio è tendenzialmente il tedesco; detto altrimenti, quando uno parla in romancio capisco un terzo di quello che dice.&#xA;&#xA;Il confine tra la Svizzera francese e quella tedesca, invece, è più sottile. Il fiume Sarine (Saane in tedesco) spesso divide le due aree. È una divisione così importante che ha un nome: Röstigraben, fossato del Rösti (piatto svizzero-tedesco composto principalmente da patate, saltate o fritte in padella). Il salto culturale tra la Svizzera tedesca e la Romandia (la Svizzera francese) è notevole. A parte la lingua, da una parte abbiamo la mentalità tendenzialmente più chiusa e più lavoratrice, dall’altra una maggiore apertura all’Europa e uno stile di vita più rilassato. È un confine importante ma spesso non si nota molto. Ad esempio, guidando sulla A1 si passa da una zona all&#39;altra senza accorgersene. Dopotutto, ci troviamo in zone pianeggianti e dolcemente collinari, per nulla simili ai tagli netti delle Alpi; è quindi notevole vedere come nel corso dei secoli il confine linguistico sia rimasto praticamente immutato. Le Alpi sono quindi sì un taglio netto, un confine preciso, ma, paradossalmente, secondo me la differenza tra ticinesi e svizzero-tedeschi è meno marcata rispetto a quella tra romandi e svizzero-tedeschi. Gli zucchini (modo amabilmente maleducato con il quale noi ticinesi chiamiamo gli svizzero-tedeschi) sono conservatori e allergici alla UE proprio come i ticinesi.&#xA;&#xA;Naturalmente, ogni Paese ha i suoi confini esterni e interni, ma quelli svizzeri sono interessanti perché sono molto marcati all’interno di un territorio piccolo. La faccenda è ancora più interessante se si considera che tutti questi confini interni non inficiano sul senso di appartenenza alla comunità elvetica. Il motto ufficioso della Svizzera è come quello de I tre moschettieri: Unus pro omnibus, omnes pro uno. Tutti diversi, tutti uniti per volontà.&#xA;&#xA;CH]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://i.snap.as/39XwpfNL.jpg" alt=""/>La Svizzera è un Paese di confini. Essendo un Paese piccolo, c&#39;è sempre un confine di Stato non troppo lontano da noi. I confini di Stato della Svizzera, poi, decisamente non sono tutti uguali.</p>



<p>Ci sono quelli utilizzati dai lavoratori frontalieri per entrare la mattina e uscire la sera, questi confini in genere sono un inferno per il traffico. Ci sono quelli secondari, quasi mai controllati (con i doganieri fisicamente presenti), il cui scopo è ricordare che qui c&#39;è la Svizzera, là c&#39;è l&#39;estero. Ci sono quelli in mezzo ai campi o in mezzo ai boschi o quelli segnati solo da un cippo di confine. I confini dei passatori, quelli che una volta portavano la merce di contrabbando da una parte all’altra.</p>

<p>Poi ci sono i confini interni. Essendo uno Stato molto federale, i confini comunali e cantonali sono importanti e hanno conseguenze molto concrete sulla vita delle persone. Molte persone al di fuori della Svizzera conoscono i cantoni e il fatto che siano dei quasi-stati, ma è il comune il primo livello del federalismo svizzero. Si è innanzitutto cittadino del proprio comune. Quando si vuole diventare cittadini svizzeri, bisogna prima diventare cittadini del proprio comune, poi del proprio cantone e infine cittadini svizzeri.</p>

<p>E poi ci sono i confini culturali. Il confine tra la Svizzera italiana e quella tedesca è semplice: le Alpi. Da questa parte c&#39;è il Ticino e le valli meridionali dei Grigioni dove si parla italiano, dall&#39;altra si parla tedesco e romancio. Il romancio è un&#39;affascinante lingua neolatina parlata in diverse valli dei Grigioni. I fascisti italiani, nel loro irredentismo, consideravano anche i parlanti romancio come italiani insieme ai ticinesi ma il fatto è che la lingua franca tra un italofono e un romancio è tendenzialmente il tedesco; detto altrimenti, quando uno parla in romancio capisco un terzo di quello che dice.</p>

<p>Il confine tra la Svizzera francese e quella tedesca, invece, è più sottile. Il fiume Sarine (Saane in tedesco) spesso divide le due aree. È una divisione così importante che ha un nome: Röstigraben, fossato del Rösti (piatto svizzero-tedesco composto principalmente da patate, saltate o fritte in padella). Il salto culturale tra la Svizzera tedesca e la Romandia (la Svizzera francese) è notevole. A parte la lingua, da una parte abbiamo la mentalità tendenzialmente più chiusa e più lavoratrice, dall’altra una maggiore apertura all’Europa e uno stile di vita più rilassato. È un confine importante ma spesso non si nota molto. Ad esempio, guidando sulla A1 si passa da una zona all&#39;altra senza accorgersene. Dopotutto, ci troviamo in zone pianeggianti e dolcemente collinari, per nulla simili ai tagli netti delle Alpi; è quindi notevole vedere come nel corso dei secoli il confine linguistico sia rimasto praticamente immutato. Le Alpi sono quindi sì un taglio netto, un confine preciso, ma, paradossalmente, secondo me la differenza tra ticinesi e svizzero-tedeschi è meno marcata rispetto a quella tra romandi e svizzero-tedeschi. Gli zucchini (modo amabilmente maleducato con il quale noi ticinesi chiamiamo gli svizzero-tedeschi) sono conservatori e allergici alla UE proprio come i ticinesi.</p>

<p>Naturalmente, ogni Paese ha i suoi confini esterni e interni, ma quelli svizzeri sono interessanti perché sono molto marcati all’interno di un territorio piccolo. La faccenda è ancora più interessante se si considera che tutti questi confini interni non inficiano sul senso di appartenenza alla comunità elvetica. Il motto ufficioso della Svizzera è come quello de <em>I tre moschettieri</em>: Unus pro omnibus, omnes pro uno. Tutti diversi, tutti uniti per volontà.</p>

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      <pubDate>Mon, 10 Jun 2024 16:31:15 +0000</pubDate>
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